Farmaci anti-obesità: benefici apparenti e pericoli nascosti

Negli ultimi anni il panorama medico ha assistito a una svolta di prim’ordine nella gestione dell’obesità e del diabete di tipo 2. L’impiego degli agonisti del recettore del GLP-1 — molecole quali semaglutide, liraglutide e tirzepatide — ha mostrato un’efficacia senza precedenti nel favorire consistenti cali ponderali e nel migliorare i parametri metabolici fondamentali. Tuttavia, attorno a questi trattamenti ad altissima efficacia si sta generando un cortocircuito pericoloso: la loro trasformazione in scorciatoia estetica alimentata dal mondo dello spettacolo, dal **fai-da-te**, dai social media e da un mercato illegale sempre più diffuso.

Dr. Cristina Tomasi ph Press
Dr. Cristina Tomasi ph Press

In merito a questo fenomeno giunge il fermo monito espresso dalla Dr.ssa Cristina Tomasi, medico specialista in medicina interna e human metabolist: «Non sono integratori, ma farmaci metabolici potentissimi. Il fai-da-te e l’emulazione rischiano di compromettere il metabolismo e causare un forte deperimento muscolare, con conseguenze severe su sistema immunitario, forza fisica e affaticamento cronico».

Un interrogativo che la comunità scientifica non può più ignorare riguarda l’effettiva qualità del peso eliminato. I riscontri emersi dalle principali sperimentazioni cliniche evidenziano infatti che una porzione consistente dei chili persi non proviene dai depositi di grasso, ma intacca la massa magra. Più nel dettaglio, nello studio registrativo STEP 1 incentrato sulla semaglutide, la perdita di tessuto magro ha raggiunto circa il 40% della riduzione ponderale complessiva, mentre nella ricerca SURMOUNT-1 relativa alla tirzepatide la percentuale si attesta attorno al 25%.

Il vero nodo critico si manifesta tuttavia nel momento in cui la terapia viene sospesa. L’estensione dello studio STEP 1 ha documentato che, a un anno dall’interruzione delle cure, i pazienti tendono a recuperare circa due terzi del peso originario, con una grande e rischiosa anomalia.

La Dr.ssa Tomasi ha spiegato la dinamica affermando: «Se durante il dimagrimento è stata sacrificata massa muscolare, il peso recuperato è prevalentemente tessuto adiposo. È il paradosso che ci attende: persone più leggere, ma con meno forza, un metabolismo meno efficiente e una maggiore fragilità. Se questi farmaci verranno usati come semplice strumento per perdere peso, senza educazione alimentar, esercizio e monitoraggio della composizione corporea, tra cinque o dieci anni avremo una popolazione più magra ma più fragile e sarcopenica. Non è un’ipotesi teorica: è una conseguenza biologicamente prevedibile».

La specialista intende inoltre ribadire un principio fisiologico troppo spesso dimenticato: «Il muscolo non è estetica: è uno dei principali organi metabolici. È il più importante deposito di glucosio, mantiene la sensibilità all’insulina e protegge dalla fragilità con l’avanzare dell’età. Quando si perde muscolo insieme al grasso, la bilancia migliora ma il metabolismo diventa più vulnerabile».

Attorno a questa classe di medicinali si sta sviluppando una spinta finanziaria di proporzioni storiche. Secondo un’analisi di Morgan Stanley Research, il mercato dei prodotti destinati alla perdita di peso sfiorerà un valore di 200 miliardi di dollari entro il 2035, con una crescita vertiginosa del 141% rispetto ai volumi attuali. Parallelamente, per quanto riguarda gli Stati Uniti, le stime diffuse da JP Morgan Global Research prevedono che le persone in terapia con agonisti del GLP-1 passeranno dai circa 10 milioni del 2025 ad un bacino compreso tra 25 e i 30 milioni entro il 2030.

Accanto alla crescita del mercato legale esplodono però anche le deviazioni illegali. L’European Medicines Agency (EMA) ha lanciato l’allarme sulla vendita online di lotti non autorizzati o falsificati tramite piattaforme social e siti web ingannevoli. Si tratta di preparati venduti senza garanzie di tracciabilità, qualità o dosaggio, che espongono a gravi reazioni avverse e inefficacia. I dati della MHRA, l’agenzia regolatoria del Regno Unito, offrono uno spaccato impressionante del fenomeno: nel solo 2025 sono state sequestrate quasi 20 milioni di dosi di medicinali illegali (per un valore di circa 45 milioni di sterline), oltre a più di 81.000 dosi di farmaci GLP-1 intercettate negli ultimi tre anni.

Ad amplificare la banalizzazione del farmaco contribuisce in modo determinante il racconto mediatico guidato da influencer e celebrità. La campionessa di tennis Serena Williams, ad esempio, è diventata testimonial di una piattaforma di telemedicina promuovendo il proprio percorso di dimagrimento con un agonista del GLP-1.

Di fronte a questi messaggi, la dottoressa Tomasi avverte: «Messaggi di questo tipo sono, a mio avviso, pericolosi. Trasformano un farmaco metabolico potentissimo in un accessorio di stile di vita, in una promessa di risultato facile e immediato. Milioni di persone li recepiscono come un via libera, dimenticando che dietro ogni testimonial c’è — o dovrebbe esserci — un percorso medico controllato che il pubblico non vede».

La soglia di accesso a questi trattamenti è destinata ad abbassarsi ulteriormente dopo la recente autorizzazione alla commercializzazione concessa dalla Commissione europea per la prima formulazione orale di un agonista del recettore del GLP-1.

Se finora l’iniezione agiva da freno psicologico contro gli abusi spontanei, il passaggio alla pillola rischia di sdoganare la percezione del farmaco come semplice rimedio fai-da-te. «La pillola rischia di far percepire queste molecole come una scorciatoia per dimagrire», osserva Tomasi. «Non stiamo parlando di una vitamina: sono farmaci che modificano profondamente la fisiologia dell’organismo e vanno prescritti solo all’interno di un percorso medico strutturato».

A rendere l’argomento ancora più delicato è il quadro scientifico attuale, dove permangono pesanti interrogativi sugli effetti di lungo periodo. Una revisione sistematica pubblicata nel 2026 sulla rivista Obesity Reviews, condotta su ben 417 studi clinici relativi alle terapie incretiniche, ha evidenziato gravi lacune: meno del 20% degli studi presi in esame ha raccolto dati strutturati sulle abitudini alimentari o sullo stato nutrizionale dei pazienti, mentre meno del 5% ha analizzato parametri cruciali come la salute ossea, l’apporto di micronutrienti o la funzionalità fisica complessiva.

In merito a ciò, Tomasi puntualizza: «Sappiamo benissimo quanto peso fanno perdere, ma sappiamo ancora troppo poco su ciò che accade all’organismo nel lungo periodo. Ecco perché il fai-da-te è un rischio enorme: stiamo usando su larga scala farmaci straordinari mentre molte delle risposte più importanti devono ancora arrivare».

La posizione dell’esperta non costituisce una bocciatura della terapia farmacologica — definita senza esitazioni «una delle più importanti innovazioni terapeutiche degli ultimi decenni» —, bensì la richiesta di un cambio di approccio clinico, che deve basarsi su due pilastri non negoziabili fin dal primo giorno di trattamento:

Nutrizione mirata: garantire un apporto proteico adeguato, pari ad almeno 1,5 grammi di proteine per chilogrammo di peso corporeo ideale al giorno, preferendo fonti ad elevato valore biologico distribuite con equilibrio nell’arco della giornata.

Esercizio contro resistenza (forza): pianificare almeno due o tre sessioni settimanali focalizzate sui principali distretti muscolari, supportate dal monitoraggio periodico della composizione corporea. «Camminare fa bene, ma non basta a contrastare il catabolismo muscolare: il muscolo si conserva solo se viene nutrito e stimolato».

La cura dell’obesità non può dunque risolversi in una semplice iniezione o in una compressa quotidiana.

«Il futuro della cura dell’obesità non può essere soltanto farmacologico: deve essere metabolico», conclude la Dr.ssa Cristina Tomasi. «Il farmaco apre una porta, ma sono alimentazione, movimento ed educazione del paziente a mantenerla aperta. Perdere peso è relativamente semplice; preservare muscolo, forza e salute metabolica è la vera sfida. È questo che farà la differenza tra un dimagrimento temporaneo e una salute duratura».

A cura della redazione
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