caduta capelli autunno ph ai

Capelli, perché la caduta aumenta con il cambio di stagione

Con il passaggio dall’estate all’autunno, molte persone si accorgono di trovare più capelli sulla spazzola, sul cuscino o durante la doccia. Questo cambiamento può generare preoccupazione, soprattutto quando la perdita sembra aumentare nel giro di pochi giorni. La ricerca dermatologica indica, tuttavia, che le oscillazioni stagionali possono influenzare il normale ciclo di crescita dei capelli. Uno studio condotto presso l’Ospedale universitario di Zurigo, in Svizzera, ha esaminato questo fenomeno nell’arco di sei anni, individuando una relazione tra il periodo dell’anno e la distribuzione delle fasi attraversate dai follicoli piliferi.

La ricerca è apparsa nel 2009 sulla rivista scientifica Dermatology e porta la firma di Michael Kunz, Burkhardt Seifert e Ralph M. Trüeb. Gli studiosi hanno analizzato i dati di 823 donne che segnalavano una perdita di capelli, concentrandosi sulle variazioni del ciclo pilifero durante le diverse stagioni. L’indagine ha evidenziato un andamento ricorrente nella percentuale di capelli che raggiungono la fase di riposo. Il risultato offre elementi a sostegno dell’esistenza di una componente stagionale, ma richiede un’interpretazione precisa: i ricercatori hanno studiato soprattutto le fasi del ciclo dei capelli, senza misurare direttamente la quantità di capelli persi ogni giorno dall’intera popolazione.

Il dato centrale riguarda la fase telogen, durante la quale il capello interrompe la crescita attiva e si prepara a cadere. Secondo i risultati dello studio, la percentuale di capelli in fase telogen raggiunge il livello più alto durante l’estate, soprattutto a luglio. Questo andamento può contribuire a spiegare perché molte persone notino una perdita più evidente tra settembre e novembre. Il ciclo pilifero, infatti, segue tempi biologici che non coincidono necessariamente con il momento in cui compare il sintomo: i cambiamenti avviati durante l’estate possono diventare visibili soltanto nelle settimane successive.

La ricerca ha rilevato anche un secondo aumento della fase telogen durante la primavera, sebbene meno pronunciato rispetto al picco estivo. La percentuale più bassa compare invece alla fine dell’inverno, in particolare all’inizio di febbraio. Questi risultati suggeriscono che il ciclo dei capelli possa seguire una periodicità annuale. Gli studiosi, tuttavia, non hanno individuato una causa definitiva del fenomeno. La durata dell’esposizione alla luce naturale e altri fattori biologici rappresentano possibili elementi da approfondire, ma non consentono di attribuire con certezza la caduta stagionale a un unico meccanismo.

Per comprendere il fenomeno bisogna conoscere le tre fasi principali del ciclo pilifero: anagen, catagen e telogen. Durante l’anagen, il follicolo produce attivamente il capello e ne favorisce l’allungamento. Questa fase può durare diversi anni. La catagen costituisce invece un breve periodo di transizione, durante il quale l’attività del follicolo rallenta. Infine, la telogen rappresenta la fase di riposo che precede la caduta e il successivo ricambio.

La perdita quotidiana di una certa quantità di capelli rientra nella normale fisiologia. I follicoli attraversano le diverse fasi in momenti differenti, consentendo alla chioma di mantenere una copertura relativamente uniforme. Quando una percentuale più elevata di capelli entra nella fase telogen nello stesso periodo, la perdita può diventare più evidente. Un aumento temporaneo non indica necessariamente una patologia o un danno permanente, ma occorre considerare l’intensità della caduta, la sua durata e l’eventuale comparsa di altri sintomi.

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Gli studiosi hanno raccolto osservazioni per sei anni e hanno utilizzato il tricogramma, un esame che permette di valutare le radici dei capelli e di distinguere le diverse fasi del ciclo pilifero. Il confronto tra i dati raccolti nei vari periodi dell’anno ha evidenziato un andamento ricorrente, caratterizzato da un picco estivo e da un secondo aumento primaverile meno marcato. La durata dell’osservazione rappresenta un elemento utile per riconoscere una possibile periodicità, ma non elimina i limiti legati alle caratteristiche del campione.

Le partecipanti, infatti, erano donne che avevano segnalato problemi di perdita dei capelli e si erano rivolte a un servizio dermatologico. Per questo motivo, i risultati non dimostrano che tutte le persone, indipendentemente dall’età, dal sesso e dalle condizioni del cuoio capelluto, seguano necessariamente lo stesso andamento. Inoltre, lo studio ha individuato una relazione tra stagioni e ciclo pilifero, senza chiarire definitivamente quali fattori determinino queste variazioni. La stagionalità può contribuire a spiegare l’aumento della caduta in autunno, ma non rappresenta l’unica causa possibile.

Un aumento temporaneo della caduta durante l’autunno può accompagnare il normale ricambio dei capelli, soprattutto se la situazione migliora progressivamente e la chioma conserva la propria densità. È invece opportuno rivolgersi a un dermatologo quando la perdita diventa particolarmente intensa, continua per un periodo prolungato oppure si accompagna a un diradamento evidente, alla comparsa di chiazze prive di capelli, a prurito persistente o ad altre alterazioni del cuoio capelluto.

Le cause della perdita possono comprendere carenze nutrizionali, alterazioni della funzione tiroidea, cambiamenti ormonali, stress fisico o psicologico, alcune patologie e predisposizione genetica. Anche determinati farmaci possono modificare il ciclo pilifero. Una valutazione specialistica aiuta a individuare le possibili cause e a stabilire se siano necessari esami specifici, evitando di assumere autonomamente integratori o trattamenti che potrebbero risultare inutili.

Lo studio svizzero contribuisce quindi a chiarire un fenomeno che molte persone osservano durante il cambio di stagione. La maggiore caduta autunnale può riflettere cambiamenti del ciclo pilifero iniziati nei mesi precedenti, ma non ogni episodio di perdita deve essere attribuito automaticamente alla stagionalità. Osservare l’evoluzione del fenomeno e consultare uno specialista quando la caduta persiste o presenta caratteristiche insolite permette di affrontare il problema con maggiore consapevolezza.

A cura della Redazione
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