Scopri come trasformare i pomeriggi di studio da fonte di scontro quotidiano a un percorso guidato verso la piena autonomia dei ragazzi

In tantissime abitazioni risuonano frequentemente affermazioni come «È intelligente ma non ha voglia» oppure «se solo si applicasse…», espressioni che accompagnano pomeriggi interminabili fatti di continui rinvii, sguardi persi nel vuoto e libri rimasti aperti senza alcun reale avanzamento. Di fronte a quello che a prima vista appare come un semplice rifiuto, il pericolo per i nuclei familiari è quello di cadere nella trappola dello scontro quotidiano. Tuttavia, la chiave per sbloccare la situazione risiede nel ribaltare la prospettiva con cui si guarda al problema. A chiarirlo è Floriana Bitto, dottoressa in psicologia clinica ed esperta di apprendimento del Centro Studi Lambda, la quale propone di cambiare radicalmente punto di partenza: «Non dobbiamo chiederci “perché mio figlio non studia?”, ma “che cosa gli impedisce di studiare in maniera efficace?”».
Comprendere le origini della frustrazione e gli errori educativi da evitare
La mancanza di motivazione non rappresenta quasi mai un punto di partenza immotivato, ma costituisce molto più spesso la conseguenza di un disagio non espresso. Un ragazzo che impiega ore per svolgere compiti alla portata, che rilegge pagine intere senza trattenerne i concetti o che colleziona voti deludenti a dispetto di un impegno reale finisce inevitabilmente per vivere il rapporto con i libri con rabbia e senso di impotenza. In questi casi, la cosiddetta svogliatezza può mascherare lacune nella comprensione del testo, l’assenza di un metodo funzionale o la necessità di calibrare strategie di studio su misura. A fare la differenza sono spesso i segnali collaterali:
- Manifestazioni emotive e fisiche: ansia marcata prima delle verifiche, pianti ingiustificati, insonnia o un persistente rifiuto della scuola.
- Dialogo interiore negativo: frasi come «gli altri sono più bravi di me» o «è inutile che studi, tanto prenderò un brutto voto».
In presenza di tali manifestazioni, la dottoressa Floriana Bitto avverte: «In presenza di questi segnali, è importante interrogarsi sulla difficoltà che li sta generando, senza saltare immediatamente a conclusioni o etichette».
Nel tentativo di spronare i figli, madri e padri rischiano talvolta di adottare atteggiamenti controproducenti che alimentano ansia e dipendenza. Ecco le 5 trappole più comuni evidenziate dall’esperta:
- Appiccicare l’etichetta di “pigro”: un giudizio sommario blocca il dialogo. Molto meglio indagare insieme le cause profonde del blocco.
- Fare confronti: paragonare il rendimento del ragazzo a quello di fratelli o compagni accentua il senso di inadeguatezza, senza offrire strumenti pratici per migliorarsi.
- Innescare battaglie quotidiane: se ogni sessione pomeridiana si trasforma in un braccio di ferro fatto di minacce e controlli a tappeto, lo studio diventerà sinonimo di stress emotivo.
- Focalizzarsi unicamente sul voto: un’insufficienza non è un verdetto sul valore personale dell’alunno, bensì un indicatore tecnico della preparazione da cui ripartire per correggere il tiro.
- Sostituirsi al ragazzo: fare i compiti al posto suo o guidare ogni mossa compromette lo sviluppo dell’indipendenza. L’obiettivo non è un figlio che studia solo se sorvegliato, ma un giovane capace di autogestirsi.
Costruire un metodo di studio efficace e consolidare la routine quotidiana
Uno degli equivoci più diffusi è credere che per mettersi al lavoro serva prima una scintilla di entusiasmo. A questo proposito, la dottoressa Floriana Bitto precisa: «Sfatiamo il mito sulla motivazione: aspettare che un adolescente abbia voglia di studiare ancor prima di iniziare può essere poco realistico. La disponibilità a impegnarsi può crescere, invece, dopo aver sperimentato che una determinata strategia funziona». La transizione verso le scuole secondarie di primo o secondo grado richiede un salto di qualità metodologico per cui molti studenti non sono attrezzati. L’esperta chiarisce: «Lavorerei meno sulla ricerca della voglia di studiare e maggiormente sulla costruzione di tre elementi: metodo, abitudini e percezione di efficacia. Quando un ragazzo sa cosa deve fare e ha una routine che lo aiuta a iniziare, lo studio diventa progressivamente meno faticoso».
Il ruolo della famiglia risulta prezioso soprattutto nella fase di impostazione, aiutando a scomporre il processo di studio in passaggi precisi:
- Comprensione del testo
- Selezione delle informazioni chiave
- Organizzazione e memorizzazione
- Ripasso ed esposizione orale chiara
Altrettanto importante è stabilire una routine quotidiana flessibile, che alterni momenti di dovere e pause ricreative tenendo conto del livello di stanchezza della giornata. L’esperta illustra come accompagnare il ragazzo: «Il genitore può inizialmente aiutare il ragazzo a costruire una struttura – chiarisce l’esperta – per esempio chiedendo: “Vediamo insieme cosa devi fare”, “Da quale attività pensi di partire?”, “Quanto tempo pensi possa servirti?”. Poi, però, deve progressivamente farsi da parte. L’obiettivo non è controllare lo studio, ma accompagnare il ragazzo verso l’autonomia».
Quando consultare un professionista e il webinar del Centro Studi Lambda
Qualora le tensioni pomeridiane diventassero insostenibili o rischiassero di incrinare la serenità familiare, affidarsi a una figura esterna specializzata può fare la differenza. Un professionista dell’apprendimento può lavorare sul metodo e sull’organizzazione pratica, consentendo ai genitori di sganciarsi dal ruolo di controllori per tornare a quello fondamentale di supporto affettivo. A tal proposito, Floriana Bitto conclude: «Chiedere aiuto non dovrebbe essere considerato l’ultimo passo, quando ormai non sappiamo più cosa fare – conclude Floriana Bitto –. Quando un figlio non studia, la strada non è necessariamente scegliere tra lasciarlo completamente solo e controllarlo continuamente. Si può scegliere di accompagnarlo: comprendere la difficoltà, offrire strumenti adeguati, costruire abitudini e responsabilità e, progressivamente, lasciare spazio all’autonomia».
Per approfondire strategie e strumenti operativi utili a identificare il giusto metodo di studio per i propri figli, il Centro Studi Lambda ha organizzato un webinar gratuito in programma per martedì 20 ottobre. Per partecipare e riservare il proprio posto, è possibile registrarsi al link: https://risorse.centrostudilambda.it/optin-20-ottobre-social.
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