Tra il 2019 e il 2025 il Mezzogiorno ha perso complessivamente circa 150mila giovani laureati tra trasferimenti verso l’estero e spostamenti nel Centro-Nord. Un fenomeno che coinvolge sempre più famiglie, costrette a salutare figli e figlie in cerca di opportunità professionali lontano da casa
Per molte mamme e molti papà il momento della laurea rappresenta il coronamento di anni di sacrifici, impegno e speranze. Sempre più spesso, però, quel traguardo coincide anche con un altro momento difficile: la partenza dei figli verso un’altra regione o verso un altro Paese. I dati sulle migrazioni dei giovani laureati raccontano una realtà che riguarda da vicino migliaia di famiglie italiane. Il Mezzogiorno continua infatti a perdere una parte consistente dei propri giovani più qualificati, mentre il Centro e il Nord riescono ad attrarre competenze e professionalità che contribuiscono alla crescita dei rispettivi territori.
Tra il 2019 e il 2025 il saldo migratorio dei giovani italiani laureati tra i 25 e i 34 anni risulta negativo in tutte le grandi aree del Paese per quanto riguarda i trasferimenti verso l’estero. Il Nord perde circa 49mila giovani laureati, il Centro circa 15mila e il Mezzogiorno circa 28mila. Tuttavia, la fotografia cambia quando entrano in gioco anche gli spostamenti interni. Molti giovani del Sud decidono infatti di trasferirsi nelle regioni centro-settentrionali per costruire il proprio percorso lavorativo, modificando profondamente l’equilibrio tra le diverse aree italiane.
Dietro ogni trasferimento c’è una famiglia che cambia vita
Dietro questi numeri esistono storie personali che molte famiglie conoscono bene. Un figlio che prepara le valigie dopo la laurea, una figlia che trova lavoro a centinaia di chilometri da casa, genitori che imparano a vivere una quotidianità fatta di telefonate, videochiamate e viaggi nei fine settimana. L’emigrazione dei giovani laureati non rappresenta soltanto un fenomeno economico, ma modifica profondamente anche gli equilibri familiari.
Molti ragazzi scelgono di partire per trovare occupazioni coerenti con il proprio percorso universitario, maggiori possibilità di crescita professionale o condizioni lavorative più favorevoli. Per le famiglie la soddisfazione per il successo dei figli convive spesso con il dispiacere della distanza e con la consapevolezza che il ritorno potrebbe non arrivare in tempi brevi.
Il Centro-Nord continua ad attrarre competenze
I trasferimenti interni mostrano una tendenza ormai consolidata. Il Nord registra un saldo migratorio interno positivo di circa 108mila giovani laureati provenienti dal Mezzogiorno, mentre il Centro guadagna circa 14mila giovani qualificati. Questi arrivi compensano in tutto o in parte le perdite verso l’estero e permettono alle regioni centro-settentrionali di rafforzare il proprio capitale umano.
Grazie a questa dinamica il Nord chiude il periodo con un saldo complessivo positivo di circa 59mila giovani laureati. Anche il Centro limita quasi completamente gli effetti delle partenze internazionali e registra un saldo finale negativo di poco superiore alle mille unità.
Il Mezzogiorno affronta una perdita di circa 150mila giovani laureati
Nel Mezzogiorno il quadro appare molto diverso. Alle circa 28mila partenze verso l’estero si aggiunge una perdita di circa 122mila giovani laureati diretti verso il Centro e il Nord. Il saldo complessivo raggiunge così circa 150mila giovani laureati, un dato che evidenzia la difficoltà delle regioni meridionali nel trattenere le nuove generazioni dopo gli studi universitari.
Per molte famiglie questo fenomeno significa assistere alla costruzione del futuro dei propri figli lontano dalla città in cui sono cresciuti. Non cambia soltanto la geografia del lavoro, ma cambia anche quella degli affetti, delle reti familiari e della vita quotidiana. Nonni e nipoti rischiano di vedersi meno frequentemente, mentre le occasioni di condivisione diventano più rare.
Lombardia ed Emilia-Romagna registrano i risultati migliori
L’analisi regionale mette in evidenza una forte capacità di attrazione da parte di alcune aree del Paese. La Lombardia registra il bilancio complessivo più favorevole: nonostante oltre 18mila giovani laureati abbiano scelto l’estero, la regione ottiene un saldo positivo di circa 40mila unità grazie all’arrivo di circa 58mila laureati dalle altre regioni italiane.
Anche l’Emilia-Romagna chiude il periodo con un saldo complessivo positivo di circa 22mila giovani laureati, confermando una forte capacità di attrarre giovani professionisti.
La Campania registra il saldo più negativo
Tra le regioni italiane la Campania presenta il dato più critico. Il saldo complessivo negativo raggiunge circa 42mila giovani laureati. Alle circa 8mila partenze verso l’estero si aggiunge infatti un trasferimento di circa 34mila giovani verso le altre regioni italiane.
Per migliaia di famiglie italiane il tema dell’emigrazione dei figli non rappresenta soltanto una statistica, ma una realtà quotidiana. I dati mostrano una trasformazione che coinvolge il futuro del Mezzogiorno e dell’intero Paese. Trattenere i giovani qualificati significa creare opportunità di lavoro, favorire la crescita economica e permettere a tante famiglie di continuare a costruire il proprio futuro senza dover scegliere tra le aspirazioni professionali dei figli e la vicinanza ai propri affetti.
A cura della Redazione
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