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Crans-Montana, la rinascita dopo il dramma: una giornata carica di significato

La riapertura dell’anno scolastico in Lombardia è stata contrassegnata da un momento di intensa partecipazione emotiva: tra gli allievi che hanno varcato i cancelli per ritrovare i compagni di classe figurano i quattro studenti del liceo Virgilio di Milano, scampati al tragico incendio scoppiato a Crans-Montana la notte di Capodanno.

Giunti a scuola insieme ai propri genitori, Leonardo Bove, Francesca Nota, Sofia Donadio e Kean Talingdan hanno scelto di accedere dall’ingresso secondario dell’edificio di via Pisacane, evitando il portone principale, per riallacciare il filo con le lezioni dopo i lunghi mesi trascorsi in ospedale. I quattro allievi, iscritti alla quarta D dell’indirizzo di scienze umane, hanno potuto riabbracciare i compagni dopo aver affrontato la didattica a distanza durante la permanenza al Niguarda e nelle proprie abitazioni. A testimoniare la linea di riservatezza condivisa dalle famiglie è stata la madre di Leonardo Bove, Loretta Arapi, che si è limitata a dire: “Preferiamo goderci il momento”.

I ragazzi avevano affidato le loro impressioni alle telecamere del Tg2 e del Tg5. Per Kean Talingdan, intervistato dal Tg2, il rientro segna una svolta fondamentale: “Mi cambia la giornata, che ormai era casa-ospedale e ospedale-casa. L’obiettivo è essere autonomo al 100%”, oltre alla speranza di “uscire con gli amici e divertirmi”. Anche per Leonardo Bove questo ritorno costituisce “un altro passo che ci permette di dire che torneremo alla normalità. Voglio tornare a uscire normalmente e a giocare a calcio”. In vista della prima campanella il giovane prevedeva che “sicuramente batterà il cuore fortissimo nel rivedere tutti” con la consapevolezza che “scenderà qualche lacrima”, rivolgendo un pensiero carico di gratitudine ad Achille Barosi, che nel rogo non ce l’ha fatta: “Sono uscito dall’ospedale il giorno del suo compleanno, credo che sia stato lui a farmi uscire”. Parole severe sono state espresse nei confronti dei proprietari del locale Constellation, i coniugi Moretti: “Vedere che hai causato tutto questo dolore a dei ragazzi dovrebbe farti un certo effetto”, aggiungendo poi che “si sono presi la responsabilità di aprire il locale, devono prendersi anche la responsabilità per quello che è successo”. Riguardo agli studi, il ragazzo ha confermato l’entusiasmo pur con prudenza: “Ovviamente rientriamo con un po’ più di calma, perché non possiamo andare dagli 0 a 100. Ma cercheremo di fare il massimo, sia nello studio sia nel resto”.

Al microfono del Tg5, Francesca Nota ha descritto il ritorno come “un’emozione indescrivibile”, senza nascondere le proprie paure: “Ho paura di passare per i corridoi, essere guardata e magari non essere capita”, sottolineando però la necessità di andare avanti perché “non possiamo fare altro che guardarci allo specchio e accettarci così come siamo”. La studentessa ha manifestato profonda amarezza verso i coniugi Moretti: “La signora ha preso ed è scappata quando c’erano ragazzi che non ci sono più che stavano lì a prendere la giacca per tutti”. Dal canto suo, Sofia Donadio ha voluto rimarcare l’unione del gruppo: “Già il fatto che rientreremo tutti e quattro a scuola sarà molto bello e farà molto ridere, io non vedo l’ora”, rivelando l’accordo preso con la classe: “Abbiamo detto ai nostri compagni di prenderci i posti tutti vicini”.

La ripresa delle lezioni per i quattro ragazzi avverrà in modo progressivo, tenendo conto dello stato di salute e del parere dei medici. Il vicepreside dell’istituto, Mario Secone, ha spiegato all’esterno del plesso: “Il loro percorso rientra in presenza, loro ci tengono, speriamo che riescano a starci il più tempo possibile”, evidenziando che la scuola predisporrà i necessari accorgimenti “in base a quello che ci diranno appunto i medici, ma non posso dire altro”. Il dirigente ha precisato che “sfortunatamente non sono gli unici che hanno esigenze in più, ce ne abbiamo anche altri”, all’interno di un istituto che deve garantire il rientro a circa 1.800 studenti in un contesto segnato da ostacoli logistici, “compreso una sede semi-inagibile, dato che i lavori non sono ancora completati, compresa una segreteria che non abbiamo”. Lo stesso vicepreside ha ricordato: “Abbiamo altri casi di malattie: a volte va bene, a volte purtroppo non è così semplice per le persone che sono in quella condizione di salute recuperare. Ma quello è il nostro compito”.

I quattro alunni del Virgilio non sono i soli superstiti feriti a rimettersi in cammino tra i banchi: Filippo Leone Grassi, dimesso il 5 febbraio, aveva già concluso l’anno scolastico precedente tornando in aula a fine marzo al liceo giuridico economico dell’Istituto Leopardi, mentre Giuseppe Giola, uscito dal Niguarda il 23 gennaio, aveva ripreso a frequentare l’istituto Gonzaga. Nelle scuole lombarde restano tuttavia tre postazioni tristemente vuote: al liceo Moreschi, dove studiava Chiara Costanzo, e all’istituto Orsoline, frequentato da Achille Barosi (entrambi amici di Giuseppe Giola). Infine, alla scuola internazionale di Como, Lorenzo Riva non ritroverà in aula la sua migliore amica, Sofia Prosperi. I tre giovani avevano soltanto 15 e 16 anni quando hanno perso la vita nel rogo del Constellation.

A cura della redazione

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