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Soffri di vene varicose? Ecco cosa suggerisce l’esperto

Oltre a rappresentare un inestetismo, le vene varicose costituiscono una vera e propria patologia che, se trascurata, può determinare conseguenze rilevanti sulla salute. In Italia si stima che ne soffra, in forma più o meno grave, circa il 40% delle donne e il 20-30% della popolazione generale. Il problema si verifica quando le valvole presenti nelle vene delle gambe, il cui compito è aiutare il sangue a risalire verso il cuore, non funzionano correttamente. Il flusso sanguigno tende così a ristagnare, provocando la dilatazione dei vasi superficiali. Oltre a pesantezza, dolore e gonfiore, nei casi più avanzati possono manifestarsi infiammazione e alterazioni della pelle, con il rischio di complicanze.

Tra i fattori di rischio principali figurano la familiarità, il sovrappeso, l’obesità, la scarsa attività fisica e le occupazioni lavorative che impongono di trascorrere molte ore in piedi, fermi nella medesima posizione. Anche la gravidanza e i cambiamenti ormonali possono contribuire all’insorgenza o al peggioramento delle varici nelle persone predisposte.

Accanto alle valutazioni di natura medica, uno stile di vita dinamico può sostenere la circolazione e il benessere degli arti inferiori. Il personal trainer Christian Boceda, esperto di angiologia, ideatore delle routine circolatorie e fondatore di CB Coaching, evidenzia: “Si tratta di intervenire sulle proprie abitudini con costanza, senza cercare soluzioni miracolose. Il movimento può sostenere la circolazione e il benessere generale, contribuendo a ritardare la comparsa o favorendo la gestione di alcuni disturbi legati alla patologia”.

Lo specialista illustra 4 abitudini quotidiane da cui partire:

  1. Movimento. La contrazione dei muscoli favorisce il ritorno venoso. In questo contesto, il polpaccio svolgere un ruolo rilevante: contraendosi, agisce come una pompa naturale che facilita la risalita del sangue verso il cuore.
  2. Prestare attenzione ai cambiamenti ormonali. Fasi come gravidanza, menopausa e l’impiego di contraccezione orale possono condizionare la comparsa o l’aggravamento delle varici nei soggetti predisposti. Riconoscere tali fattori aiuta a cogliere i segnali del corpo e a richiedere un parere medico quando necessario.
  3. Evitare di mantenere troppo a lungo la stessa posizione. Stare per molte ore in piedi, immobili nella stessa posizione, oppure rimanere seduti a lungo può accentuare pesantezza e gonfiore. Risulta utile interrompere i periodi di immobilità mediante brevi pause dinamiche e indossare abiti comodi che non comprimano eccessivamente le gambe.
  4. Curare l’alimentazione e la regolarità intestinale. La stitichezza può incrementare in via temporanea la pressione addominale. Un regime alimentare bilanciato e ricco di fibre provenienti da frutta, verdura, legumi e cereali integrali, insieme a un’adeguata idratazione, sostiene la regolarità dell’intestino, sebbene non vi siano alimenti specifici capaci di prevenire o far regredire le vene varicose.

Per stimolare il flusso ematico sono consigliate alcune specifiche pratiche:

  • Ponte a terra: ideale per tonificare glutei e parte posteriore delle cosce, favorendo al contempo la circolazione. Si esegue in posizione supina, piegando le ginocchia con i piedi appoggiati a terra, sollevando il bacino e contraendo i muscoli glutei per 20 ripetizioni.
  • Step-up con piccolo slancio: un esercizio che unisce coordinazione, attivazione della muscolatura e stimolazione del sistema linfatico. Consiste nel salire su un piccolo rialzo portando leggermente in alto il ginocchio opposto, da ripetere per 20 volte.
  • Scrollate con gambe in scarico: un valido alleato per contrastare il gonfiore, in particolare dopo un’intera giornata trascorsa sedute o in piedi. Distesi in posizione supina con le gambe sollevate, si eseguono veloci vibrazioni per 45-60 secondi al fine di stimolare il drenaggio dei fluidi.
  • Sollevamenti alternati sulle punte dei piedi: con il sostegno di una parete o di un appoggio, si effettuano 10 o 15 sollevamenti sulle punte di un piede e successivamente dell’altro, assicurandosi di tornare a terra in modo lento e controllato.
sollevamenti polpacci e Christian Boceda ph press
sollevamenti polpacci e Christian Boceda ph press

Al tempo stesso, occorre prestare attenzione ad alcune tipologie di allenamento se si soffre di gambe pesanti. Come spiega Christian Boceda: “Ci sono alcuni allenamenti che possono risultare poco indicati per chi è predisposto a gonfiore e ritenzione idrica come squat con carichi elevati, affondi statici con pesi importanti, corsa intensa e prolungata, esercizi con numerosi salti e sessioni cardio ad alta intensità senza adeguato recupero. Queste attività, se non inserite in un programma personalizzato, possono aumentare l’infiammazione dei tessuti, peggiorare la circolazione e favorire una maggiore sensazione di pesantezza agli arti inferiori”.

Qualora le corrette abitudini quotidiane non siano sufficienti, si rende necessario un inquadramento medico. Il Dott. Marco Iera, chirurgo plastico, puntualizza: “L’attività fisica e le buone abitudini possono sostenere la circolazione e contribuire a gestire alcuni disturbi, ma non eliminano le varici già formate e non sostituiscono gli interventi necessari in presenza di insufficienza venosa”.

Per comprendere come gestire la condizione, occorre distinguere le piccole alterazioni vascolari dalle problematiche più strutturate. Il Dott. Iera dichiara: “Per capire come affrontare il problema è importante distinguere i piccoli capillari superficiali dalle vene varicose vere e proprie, che possono essere associate a un malfunzionamento delle valvole venose. Pesantezza, gonfiore alle caviglie, dolore, prurito e crampi, soprattutto se peggiorano a fine giornata, sono segnali da non sottovalutare. Anche le alterazioni della colorazione della pelle e le lesioni che faticano a guarire richiedono attenzione”.

In presenza di varici manifeste, disturbi persistenti o sospetta insufficienza venosa, risulta opportuno consultare un professionista. Come aggiunge il Dott. Iera: “è importante rivolgersi a un angiologo o a un chirurgo vascolare, che potrà valutare il quadro clinico e indicare, quando necessario, un ecocolordoppler. Questo esame permette di stabilire se sia necessario intervenire sulla causa del problema prima di trattare le manifestazioni visibili”.

Le opzioni di trattamento variano in funzione del vaso interessato, del livello di gravità e delle specificità individuali. Per le alterazioni superficiali, il Dott. Iera precisa: “Per i capillari superficiali e le piccole teleangectasie, una delle opzioni più utilizzate è la scleroterapia, che consiste nell’iniettare una sostanza in grado di determinare la chiusura progressiva del vaso trattato. Per i vasi molto sottili, in casi selezionati, può essere indicato il laser transcutaneo”. In merito alle manifestazioni più rilevanti, il chirurgo chiarisce: “Quando, invece, le vene varicose sono di maggior calibro e sono associate a un reflusso patologico, possono essere valutate tecniche mininvasive come l’ablazione endovenosa con laser o radiofrequenza, la scleroterapia con schiuma ecoguidata oppure, in situazioni specifiche, altri trattamenti o la chirurgia tradizionale. La scelta dipende sempre dalla diagnosi”.

In conclusione, l’esperto evidenzia: “Una diagnosi corretta, il trattamento più appropriato e uno stile di vita attivo e salutare permettono di affrontare il problema in modo consapevole, migliorando il benessere e favorire risultati più duraturi”.

A cura della redazione

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