Dall’ansia da prestazione ai blackout durante gli esami, la Dottoressa Floriana Bitto illustra come studenti e genitori possano riconoscere i segnali di disagio emotivo e adottare strategie efficaci per affrontare verifiche, maturità e prove finali con maggiore serenità, equilibrio e consapevolezza
Con la conclusione dell’anno scolastico alle porte, tra verifiche finali, interrogazioni, esami e maturità, aumenta inevitabilmente il livello di tensione per molti studenti e per le loro famiglie. Tachicardia, difficoltà a dormire, improvvisi vuoti di memoria e il timore di non essere all’altezza delle aspettative rappresentano situazioni sempre più frequenti. Quella che molti considerano una semplice agitazione momentanea può infatti trasformarsi in una vera e propria ansia da prestazione, capace di influenzare negativamente lo studio, la concentrazione e il benessere psicologico.
Secondo la Dottoressa Floriana Bitto, psicologa clinica ed esperta dei processi di apprendimento del Centro Studi Lambda, “un livello moderato di tensione prima di una prova è del tutto fisiologico e, in alcuni casi, può persino favorire il rendimento. Quando però supera una certa soglia, rischia di compromettere sia l’apprendimento sia i risultati. Per questo motivo studenti, insegnanti e genitori devono imparare a riconoscere i segnali di sovraccarico emotivo e intervenire tempestivamente”.
Quando l’ansia smette di aiutare e inizia a bloccare
L’ansia scolastica diventa un problema concreto nel momento in cui non stimola più l’impegno, ma limita le capacità dello studente. Questo accade quando gran parte delle energie mentali viene assorbita dalla paura di fallire, dal timore del giudizio altrui o dalla gestione dei sintomi fisici legati allo stress.
La Dottoressa Floriana Bitto sottolinea che “quando uno studente non riesce più a studiare con regolarità, consegna una prova in bianco nonostante una preparazione adeguata oppure reagisce a ogni verifica con autosvalutazione e crescente paura delle prove successive, ci troviamo davanti a un meccanismo ansioso che richiede attenzione e supporto”.
I segnali che studenti e genitori non devono ignorare
I campanelli d’allarme non emergono esclusivamente dai voti o dal rendimento scolastico. Molto spesso si manifestano attraverso cambiamenti nel comportamento quotidiano.
Tra i segnali più comuni compare l’evitamento. Lo studente tende a rimandare continuamente lo studio, dichiara di non sapere da dove cominciare, passa da un’attività all’altra senza concludere nulla oppure evita completamente qualsiasi conversazione riguardante esami e interrogazioni.
Un altro indicatore significativo riguarda l’ipercontrollo. In questi casi il ragazzo studia in modo compulsivo e sviluppa la costante sensazione di non essere mai sufficientemente preparato, anche dopo molte ore trascorse sui libri.
A questi comportamenti si aggiungono sintomi emotivi e fisici come irritabilità, pianto frequente, crisi d’ansia, mal di testa, dolori addominali, nausea, tachicardia, insonnia o risvegli notturni. Spesso il corpo comunica il disagio prima ancora che il ragazzo riesca a esprimerlo verbalmente.
Particolare attenzione meritano anche le parole che gli studenti utilizzano per descrivere sé stessi. Frasi come “non ce la farò mai”, “sono incapace”, “se sbaglio sarà un disastro” oppure “deluderò tutti” riflettono una visione catastrofica della valutazione scolastica e possono alimentare ulteriormente il circolo dell’ansia.
Un fenomeno sempre più diffuso tra bambini e adolescenti
Numerose ricerche internazionali mostrano una crescita costante dell’ansia scolastica tra bambini e adolescenti. In Italia il fenomeno coinvolge una percentuale compresa tra il 5% e il 28% della popolazione in età scolare.
Secondo Floriana Bitto, l’origine di questo disagio nasce spesso dall’interazione di fattori personali, familiari, scolastici e sociali. “Molti ragazzi interpretano il voto non come una semplice valutazione delle competenze acquisite, ma come una misura del proprio valore personale. Quando accade questo, l’esame smette di rappresentare una prova scolastica e assume il significato di una minaccia emotiva”.
L’ansia tende inoltre ad aumentare quando lo studente percepisce una distanza eccessiva tra ciò che gli viene richiesto e le risorse che ritiene di possedere per affrontare quella sfida.
Un metodo di studio efficace può ridurre lo stress
Tra gli aspetti più sottovalutati emerge il rapporto tra organizzazione dello studio e gestione delle emozioni. Trascorrere più ore sui libri non garantisce necessariamente risultati migliori. In molti casi risulta più utile modificare il metodo di apprendimento.
La semplice rilettura dei testi, l’eccesso di sottolineature o la ripetizione meccanica dei contenuti offrono una rassicurazione momentanea, ma non sempre favoriscono una memorizzazione stabile. Al contrario, tecniche come il recupero attivo delle informazioni, la distribuzione dello studio nel tempo e l’autovalutazione consentono di allenare proprio le competenze richieste durante una prova d’esame.
La Dottoressa Bitto evidenzia che “strategie come il recupero attivo, che consiste nel richiamare i concetti senza consultare il testo, risultano particolarmente efficaci perché allenano il cervello a recuperare informazioni anche sotto pressione”.
Tra le strategie più utili figurano:
- suddividere il programma in obiettivi concreti e raggiungibili;
- utilizzare il recupero attivo delle informazioni;
- organizzare sessioni di studio da 30 a 45 minuti alternate a brevi pause rigeneranti;
- costruire mappe mentali e schemi basati su parole chiave;
- evitare le maratone notturne di ripasso immediatamente prima della prova.
Sonno, alimentazione e sostegno familiare fanno la differenza
Durante il periodo degli esami molti studenti rinunciano al sonno, alle pause e a un’alimentazione equilibrata nel tentativo di guadagnare tempo. In realtà questa scelta spesso produce l’effetto opposto.
Dormire poco riduce attenzione, memoria e lucidità mentale. Durante il sonno, infatti, il cervello consolida gran parte delle informazioni apprese nel corso della giornata. Anche saltare i pasti o abusare di caffeina può aumentare nervosismo, agitazione e difficoltà di concentrazione.
“Studiare fino a tarda notte può dare l’impressione di lavorare di più, ma spesso porta all’esame con una mente più affaticata e maggiormente vulnerabile all’ansia”, osserva Floriana Bitto.
Anche il ruolo dei genitori assume un’importanza fondamentale. L’esperta invita le famiglie a separare il valore personale del figlio dai risultati scolastici e a concentrarsi maggiormente sul percorso piuttosto che sul voto finale.
Domande come “come ti sei organizzato?”, “quale parte trovi più difficile?” oppure “cosa potrebbe aiutarti a lavorare meglio?” favoriscono un clima di sostegno più efficace rispetto a continui controlli sui risultati.
Come affrontare il vuoto di memoria durante un esame orale
Uno dei timori più diffusi tra gli studenti riguarda il cosiddetto blackout mentale durante l’esame orale. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, questo fenomeno non dipende dalla mancanza di preparazione, ma dall’incapacità temporanea di accedere alle informazioni a causa dello stress.
Per superare questo momento critico, la Dottoressa Bitto suggerisce una strategia semplice ma efficace: “fermarsi per qualche secondo, rallentare il respiro, recuperare una parola chiave e ripartire dal concetto generale. Nei primi momenti l’obiettivo non consiste nel fornire la risposta perfetta, ma nel rompere l’immobilità. Una volta ritrovato un primo punto di riferimento mentale, spesso anche il resto delle informazioni torna progressivamente disponibile”.
Imparare a gestire l’ansia significa crescere
Affrontare e gestire lo stress scolastico non aiuta soltanto a superare un’interrogazione o un esame. Questo percorso permette ai ragazzi di sviluppare competenze fondamentali come autoregolazione emotiva, resilienza, pianificazione, gestione della pressione e capacità di affrontare gli errori senza lasciarsi travolgere.
Come conclude Floriana Bitto, “l’obiettivo non consiste nell’eliminare completamente la paura, ma nell’insegnare ai ragazzi che possono affrontarla senza identificarsi con essa. Si tratta di una competenza che continuerà ad accompagnarli ben oltre il percorso scolastico”.
A cura della Redazione
Leggi anche: Gli errori invisibili che rovinano la tua pelle ogni giorno
Seguici su Instagram!
