Attraverso un’opera che mescola arte visiva e prosa filosofica, l’autrice racconta la sfida tra l’algoritmo e la sensibilità umana seguendo le tracce di Alicia e Horus in un futuro dove gli spiriti colonizzano i corpi artificiali
La storica Libreria Bocca, incastonata nella prestigiosa Galleria Vittorio Emanuele II a Milano, ha fatto da cornice alla presentazione dell’ultimo lavoro di Melanie Francesca. Il volume, intitolato La Carne dell’Eternità e pubblicato da Editoriale Giorgio Mondadori, ha attirato numerosi curiosi durante il tardo pomeriggio di un lunedì di marzo. Stefano Zecchi, Marco Salvati, Carlo Motta e Melania Rizzoli hanno affiancato l’artista in questa riflessione profonda sul destino della nostra specie.
Un connubio indissolubile tra illustrazioni e narrazione

L’opera si distingue per l’integrazione totale tra il testo scritto e il disegno autografo. L’autrice inserisce schizzi visionari di robot e simboli spirituali che trasformano la lettura in un vero romanzo visivo. Melanie Francesca sceglie una prosa riflessiva e filosofica che privilegia le idee rispetto alla pura azione. L’editore Carlo Motta chiarisce bene questo concetto: “La scrittura di Melanie è imprescindibile dai disegni. È come se il suo linguaggio diventasse forma visiva e viceversa. Non si può capire la complessità di Melanie senza le sue opere.”
Il paradosso degli spiriti intrappolati nel metallo
Il libro affronta temi metafisici come la reincarnazione e l’esistenza degli angeli, distanziandosi dalla fantascienza classica. Marco Salvati osserva come il romanzo suggerisca un futuro in cui le entità disincarnate cercheranno rifugio dentro macchine tecnologiche. Egli interroga l’autrice sull’immortalità e dichiara: “Il romanzo suggerisce una prospettiva inquietante: nel futuro non saranno solo gli uomini a cercare l’immortalità nelle macchine, ma anche gli spiriti disincarnati a cercare nuovi corpi artificiali.”
Nonostante la densità dell’opera, Stefano Zecchi riconosce che la forza del libro risiede proprio nella sua natura saggistica e atipica. Egli ammette la difficoltà di sviscerare una trama così stratificata ma ne loda l’originalità nel panorama italiano. Lo studioso infatti afferma: “È un libro complesso, mi ha sorpreso. Non mi aspettavo una tale complessità. Bisogna leggerlo tenendo conto dei disegni e delle riflessioni filosofiche che lo spiegano.”
La voce di una generazione tra arte e social media

Melanie Francesca comunica con efficacia straordinaria verso il pubblico più giovane grazie a uno stile immediato e potente. Dopo l’incontro milanese, la scrittrice ha visitato la sede di RTL 102.5 per dialogare con i ragazzi insieme a Niccolò, Simone e Francesca Cheyenne. Melania Rizzoli conferma questo successo mediatico: “I giovani lo capiscono bene. Melanie è bravissima, ha una scrittura lucida e tagliente.” L’autrice stessa rivendica un modo di pensare non convenzionale che accende contemporaneamente mille sinapsi diverse. Ella paragona il suo stile a quello cinematografico di serie famose, dove il simbolismo domina la scena. Melanie Francesca spiega: “Il mio cervello non funziona come un’autostrada come per la maggior parte degli scrittori neurotipici; funziona come un albero in cui tutte le sinapsi si accendono contemporaneamente. Quindi il mio scrivere è atmosferico, a tinte forti e simboliche.”
La resistenza della carne di Alicia contro l’algoritmo
Il cuore della storia batte attorno ad Alicia, una vampira immortale che attraversa i secoli con la sua sensualità arcaica. Ella si contrappone alla freddezza dei calcoli artificiali incarnando la vera esperienza umana. Nel frattempo lo spirito egizio Horus sperimenta il fallimento dei sensi metallici dentro un automa. L’opera dimostra che la macchina può replicare un movimento ma non può mai generare una vibrazione vitale. Anche Barbara Alberti elogia questa capacità di mutazione costante definendo l’autrice un “prisma in moto perpetuo”. In un’epoca che promette di correggere ogni difetto del corpo, Melanie Francesca pone una domanda esistenziale definitiva su cosa rimanga davvero dell’uomo se egli diventa una macchina.
A cura della Redazione
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