La ricerca internazionale mostra una crescita della celiachia e rileva che circa una persona su dieci riferisce disturbi dopo il consumo di glutine o frumento, ma gli scienziati invitano a distinguere tra malattia autoimmune, allergia e sensibilità non celiaca
Un fenomeno che riguarda milioni di persone
Il glutine è finito al centro dell’attenzione in tutto il mondo. Sempre più persone scelgono di eliminare pane, pasta, pizza e altri alimenti a base di frumento perché collegano il loro consumo a gonfiore, dolore addominale, stanchezza e altri disturbi. La ricerca scientifica conferma che questo fenomeno merita attenzione, ma mostra anche una realtà molto più complessa rispetto alla semplice idea di una crescente “intolleranza al glutine”. Non tutte le persone che accusano disturbi dopo avere mangiato frumento soffrono di celiachia e non tutte hanno una sensibilità specifica al glutine.
Una recente revisione sistematica ha analizzato 25 studi condotti in 16 Paesi, coinvolgendo complessivamente 49.476 partecipanti. I ricercatori hanno stimato che circa il 10,3% della popolazione riferisce una sensibilità al glutine o al frumento non celiaca. Questo dato non significa che una persona su dieci abbia una malattia provocata dal glutine. Gli studi hanno infatti preso in considerazione soprattutto persone che riferiscono spontaneamente sintomi dopo il consumo di questi alimenti. La percentuale cambia inoltre sensibilmente tra i diversi Paesi.
La condizione definita sensibilità al glutine o al frumento non celiaca presenta ancora numerosi aspetti da chiarire. A differenza della celiachia, infatti, non esiste oggi un singolo esame in grado di confermarla con certezza. I medici devono prima escludere la celiachia e l’allergia al frumento e poi valutare il rapporto tra il consumo di determinati alimenti e la comparsa dei sintomi. La diagnosi richiede quindi un percorso medico e non può basarsi soltanto sulla sensazione di stare meglio dopo avere eliminato il glutine.
Gonfiore e dolore tra i sintomi più frequenti
Tra le persone che riferiscono una sensibilità al glutine o al frumento, il gonfiore rappresenta uno dei disturbi più comuni. Seguono dolore e fastidio addominale, diarrea, stitichezza, nausea e stanchezza. Alcune persone segnalano anche mal di testa, dolori articolari e altri sintomi che non riguardano direttamente l’apparato digerente. La ricerca ha inoltre trovato una forte associazione tra la sensibilità riferita al glutine o al frumento e la sindrome dell’intestino irritabile.
Questo collegamento ha spinto gli studiosi a osservare il fenomeno da una prospettiva più ampia. In alcuni casi, infatti, il problema potrebbe riguardare la risposta dell’apparato digerente a diversi componenti degli alimenti e non soltanto al glutine. La sensazione di stare male dopo avere mangiato pane o pasta non dimostra automaticamente che il glutine rappresenti la causa.
Il frumento contiene infatti numerose sostanze oltre alle proteine che formano il glutine. I ricercatori hanno studiato, tra gli altri componenti, gli inibitori dell’amilasi-tripsina e i fruttani, carboidrati fermentabili che possono provocare gonfiore e altri disturbi intestinali in alcune persone. Questo spiega perché alcune persone possano percepire un miglioramento dopo avere eliminato determinati prodotti senza avere una diagnosi di celiachia.
La celiachia è una malattia diversa
La celiachia richiede invece una distinzione netta. Si tratta di una malattia autoimmune che colpisce le persone geneticamente predisposte. Quando queste persone assumono glutine, il sistema immunitario reagisce in modo anomalo e può danneggiare la mucosa dell’intestino tenue. Il danno può compromettere l’assorbimento dei nutrienti e provocare conseguenze anche importanti sulla salute.
Gli studi epidemiologici indicano che la celiachia è aumentata nel corso degli ultimi decenni. Una grande analisi degli studi di popolazione ha rilevato un incremento dell’incidenza nel tempo, con una crescita media stimata intorno al 7,5% all’anno dalla seconda metà del Novecento. Gli esperti invitano però a interpretare questo dato con cautela. L’aumento delle diagnosi non dipende necessariamente da un’unica causa.
Una parte della crescita può derivare dalla maggiore attenzione dei medici, dalla disponibilità di test più efficaci e dalla crescente conoscenza della malattia. Allo stesso tempo, diversi studi suggeriscono che l’incremento non dipenda soltanto dalla capacità di diagnosticare più casi. La frequenza della celiachia sembra infatti avere seguito un aumento reale in diverse popolazioni.
Genetica e ambiente sotto esame
La predisposizione genetica rappresenta uno degli elementi fondamentali della celiachia, ma non basta da sola a spiegare l’aumento osservato negli ultimi decenni. Le caratteristiche genetiche della popolazione non cambiano abbastanza rapidamente da giustificare un incremento così significativo. Per questo motivo gli scienziati stanno studiando con attenzione i possibili fattori ambientali che potrebbero influenzare lo sviluppo della malattia.
Tra le principali aree di ricerca compare il microbiota intestinale, cioè l’insieme dei microrganismi che vivono nel nostro apparato digerente. Alcuni studi hanno individuato differenze nella composizione del microbiota delle persone con celiachia rispetto a quelle senza la malattia. La ricerca deve però ancora stabilire se queste modifiche contribuiscano allo sviluppo della celiachia oppure rappresentino una conseguenza della stessa.
Anche infezioni, uso di antibiotici, alimentazione e altri fattori ambientali hanno attirato l’attenzione dei ricercatori. Gli studi hanno individuato alcune associazioni, ma nessun singolo fattore può oggi spiegare da solo l’aumento della celiachia nel mondo. Gli scienziati stanno quindi cercando di comprendere come genetica, sistema immunitario, microbiota e ambiente possano interagire tra loro.
Perché il glutine non spiega tutti i disturbi
La ricerca sulla sensibilità non celiaca ha aperto una questione particolarmente importante. Quando una persona elimina il glutine e nota un miglioramento dei sintomi, non possiamo concludere automaticamente che il glutine abbia provocato il problema. La riduzione di pane, pasta e prodotti da forno modifica infatti contemporaneamente l’assunzione di numerose altre sostanze.
I fruttani rappresentano uno degli elementi più studiati in questo ambito. Questi carboidrati possono fermentare nell’intestino e provocare gonfiore, dolore e altri disturbi nelle persone più sensibili. In alcuni casi, quindi, la risposta positiva a una dieta senza glutine potrebbe dipendere dalla riduzione complessiva di determinati alimenti e non dalla completa eliminazione del glutine.
La stretta relazione tra sensibilità riferita al glutine e sindrome dell’intestino irritabile rafforza questa ipotesi. L’apparato digerente può reagire in maniera diversa a determinati alimenti e la percezione dei sintomi può coinvolgere anche il sistema nervoso. Gli studiosi continuano quindi a esaminare il rapporto tra alimentazione, microbiota, intestino e cervello.
Attenzione alle diete fai da te
La diffusione della dieta senza glutine ha reso più facile per chiunque eliminare il frumento dalla propria alimentazione. Tuttavia, chi sospetta di avere la celiachia dovrebbe parlare con un medico prima di eliminare il glutine. Una dieta iniziata autonomamente può infatti modificare i risultati degli accertamenti e rendere più difficile arrivare a una diagnosi corretta.
Il percorso diagnostico prevede generalmente una valutazione medica e specifici esami del sangue. In alcune situazioni gli specialisti possono richiedere ulteriori accertamenti per confermare o escludere la malattia. Solo dopo avere escluso la celiachia e l’allergia al frumento si può valutare con maggiore attenzione l’eventuale presenza di una sensibilità non celiaca.
Il crescente numero di persone che evita il glutine racconta quindi una storia complessa. Da una parte la celiachia mostra un aumento reale nel corso del tempo; dall’altra una quota molto più ampia della popolazione riferisce sintomi dopo il consumo di glutine o frumento senza avere una diagnosi di celiachia. Le due condizioni non coincidono e richiedono percorsi completamente differenti.
La ricerca deve ancora stabilire perché alcune persone sviluppino questi disturbi e perché la celiachia sia diventata più frequente. Genetica, microbiota, ambiente, alimentazione, sistema immunitario e funzionamento dell’intestino possono contribuire al fenomeno. La domanda più importante, quindi, non riguarda soltanto il glutine, ma il modo in cui il nostro organismo interagisce con il frumento e con gli altri componenti della dieta. Per questo gli esperti invitano a evitare diagnosi fai da te e a non considerare automaticamente ogni disturbo dopo il consumo di pane o pasta come una prova di intolleranza al glutine.
A cura della Redazione
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