Il corpo delle ragazze sotto pressione: un ostacolo allo sport
Sport e autostima, importante riflettere sull’importanza di questa associazione. Quasi la metà delle adolescenti tra i 13 e i 17 anni sceglie di smettere di praticare sport. Il motivo? Due ragazze su tre confessano di sentirsi insicure rispetto al proprio corpo, mancando così di quella fiducia necessaria per affrontare gli allenamenti e le competizioni. A rivelarlo è una recente indagine condotta da Dove, che ha esplorato il legame tra ragazze e attività fisica.
Lo studio sottolinea un paradosso inquietante: per tre adolescenti su quattro lo sport è un potente generatore di autostima, ma proprio nel momento in cui il corpo cambia e si trasforma, molte decidono di abbandonarlo. I motivi non mancano: prestazioni che calano, giudizi esterni di allenatori o insegnanti di educazione fisica, critiche sull’aspetto fisico. In Italia, il 43% delle ragazze si è sentita dire che il proprio corpo non è adatto allo sport, mentre il 42% ha raccontato di essersi sentita oggettivata durante l’attività sportiva.

Dove lancia Body Confident Sport per allenare la fiducia
Dove, da oltre vent’anni impegnato nell’educazione all’autostima, scende ancora una volta in campo con un’iniziativa concreta: il programma Body Confident Sport. Al centro del progetto ci sono allenatori, insegnanti ed educatori, veri protagonisti della crescita sportiva delle giovani, ai quali il programma fornisce strumenti gratuiti e pratici per supportare le ragazze nel coltivare la fiducia in se stesse.
La campagna prende il nome di #KeepHerConfident e si affida alla forza ispiratrice di Jasmine Paolini, tennista italiana tra le migliori al mondo, che ha deciso di diventare Ambassador del progetto. La sua voce risuona forte e chiara:
«Sono entusiasta di aderire a questa iniziativa che rispecchia lo spirito e i valori che mi contraddistinguono. Io stessa nel mio percorso ho subito forti critiche per non essere abbastanza alta o per non avere il fisico adatto per ottenere risultati in campo, ma ho cercato di non perdere la fiducia in me stessa seguendo la mia passione per lo sport».
Allenatori decisivi: possono sostenere o spezzare la motivazione
Il programma Body Confident Sport si muove su due binari: da un lato una potente campagna di comunicazione con il volto di Jasmine Paolini, dall’altro un intervento educativo concreto, mirato agli allenatori delle scuole secondarie di primo grado. Grazie alla collaborazione con Laureus, fondazione che da oltre vent’anni usa lo sport per creare impatto sociale positivo, il progetto entrerà presto anche nelle scuole italiane.
I numeri parlano chiaro: il 70% delle ragazze italiane prende decisioni sportive influenzate dal proprio allenatore o insegnante di educazione fisica. Da una parte, otto su dieci dichiarano che un coach le ha fatte sentire più sicure, ma allo stesso tempo il 66% ha vissuto un’esperienza negativa che le ha demotivate, proprio a causa di queste figure adulte.
Il peso degli sguardi e delle parole: la bellezza secondo gli altri
A mettere a disagio le adolescenti non sono solo gli adulti. Secondo una recente indagine commissionata da Dove e condotta da AstraRicerche, il 47% delle ragazze italiane si sente sotto pressione per dover apparire in forma e attraente, spesso conformandosi a canoni imposti. Le critiche, nel 45% dei casi, arrivano dai coetanei, persino da altre ragazze (22%).
Anche l’abbigliamento sportivo rappresenta una barriera. Una ragazza su due si sente a disagio con indumenti che espongono troppo la fisicità, considerandoli restrittivi o troppo succinti rispetto a quelli maschili. Questo contribuisce a spostare l’attenzione dalle performance alla sessualizzazione del corpo femminile, colpendo la sicurezza delle atlete e svuotando di senso l’esperienza sportiva.
Un’educazione allo sport che rispetti il corpo e l’identità
Il programma Body Confident Sport, progettato insieme a esperti internazionali, propone lezioni, attività pratiche e strategie formative che allenatori e insegnanti possono adottare in palestra o sul campo. L’obiettivo è creare ambienti sportivi accoglienti, rispettosi, inclusivi, dove tutte le ragazze possano allenarsi in serenità e costruire un rapporto sano con il proprio corpo.
Dove, fedele alla sua missione di rappresentare una bellezza autentica e non stereotipata, intende così prevenire l’abbandono precoce dello sport da parte delle ragazze, evitando che l’insicurezza ne spenga la passione.
Stereotipi anche in famiglia: le figlie possono smettere, i figli no
Anche i genitori contribuiscono, spesso inconsapevolmente, a rafforzare stereotipi ormai logori. Quando una ragazza decide di lasciare lo sport, nel 73% dei casi la famiglia lo accetta senza opporsi. Per i ragazzi la percentuale scende al 51%. Il retaggio culturale continua a insinuare che lo sport sia “più adatto” ai maschi, mentre le femmine possono “concentrarsi su altro”. Ma è arrivato il momento di dire basta.
Ogni corpo è un campo da gioco, ogni ragazza merita di sentirsi forte, capace, libera di correre, saltare, vincere. Lo sport non ha un genere. Ha solo un cuore. E deve battere forte anche per loro.
A cura di Veronica Aceti
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