Libri scolastici ph Pexels

Ritorno tra i banchi: le novità sui costi dei libri scolastici

Il ritorno sui banchi a settembre ripropone puntualmente una delle uscite finanziarie più pesanti per i nuclei familiari italiani, ossia l’acquisto dei testi scolastici. Tale esborso risente quest’anno in misura marcata delle recenti fiammate inflazionistiche e del complessivo aumento del costo della vita, con ripercussioni particolarmente aspre per i genitori con più figli in età scolare. Per affrontare l’intero ciclo della scuola secondaria di primo grado occorrono oggi in media circa 600 euro, mentre per il percorso delle scuole superiori la cifra complessiva supera abbondantemente i 1.200 euro.

A gravare sui bilanci non è unicamente la spesa della singola annata, bensì una traiettoria decennale in costante crescita. Dal 2015 a oggi i listini dei manuali hanno fatto registrare un rincaro compreso tra il 25% e il 30%, sia per le medie sia per le superiori. Sebbene nei momenti di più intensa spinta inflattiva gli incrementi dell’editoria siano rimasti al di sotto dell’indice generale dei prezzi, la progressione non ha mai subito battute d’arresto, spingendo una quota sempre più consistente di famiglie a rifugiarsi nel mercato dell’usato.

Dinanzi a tale scenario, l’associazione dei consumatori Altroconsumo ha indirizzato una formale istanza al Governo: introdurre una detrazione fiscale del 19% sulle somme spese per l’acquisto dei libri scolastici. Secondo l’organizzazione, il provvedimento dovrebbe essere strutturato con tetti di spesa adeguati e scaglioni Isee calibrati per non tagliare fuori il ceto medio, oggi tra le fasce maggiormente penalizzate dal calo del potere d’acquisto.

Nel frattempo, in previsione dell’anno scolastico 2026/2027 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha aggiornato i tetti di riferimento applicando il tasso di inflazione programmata dell’1,5%. Si tratta di un adeguamento che opera con logiche differenti a seconda dell’ordine scolastico:

  • Scuola primaria: il Ministero dell’Istruzione e del Merito fissa direttamente i prezzi di copertina, che risultano quindi incrementati sulla base dell’1,5%.
  • Medie e superiori: la percentuale non determina un rincaro automatico dei singoli volumi, bensì stabilisce la soglia massima complessiva consentita per la dotazione libraria di ciascuna classe.

Riguardo agli effettivi rincari dei singoli tomi regna ancora incertezza: alla data del 31 agosto l’Associazione Italiana Editori (AIE) non ha diffuso previsioni circa l’aumento medio dei prezzi di copertina per il 2026, dopo che lo scorso anno erano stati registrati incrementi dell’1,7% per le medie e dell’1,8% per le superiori.

Tra le novità sul piano regolamentare emerge l’innalzamento della facoltà di sforamento: gli istituti scolastici possono superare il tetto ordinario fino a un limite del 20% (contro il precedente 15%), a patto che la delibera risulti motivata dal Collegio dei docenti e ottenga l’approvazione da parte del Consiglio di Istituto. Restano invariate le decurtazioni sui massimali connesse ai formati: -10% per le versioni miste (testo cartaceo integrato da contenuti digitali) e -30% per le dotazioni integralmente digitali. Pure in tale circostanza, il limite opera sul budget totale della classe e non corrisponde a uno sconto reale sul prezzo di vendita del singolo volume.

A ostacolare la riduzione dei costi intervengono dinamiche strutturali messe in luce dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust), che nel gennaio 2026 ha concluso una dettagliata indagine conoscitiva sul comparto.

Dalla relazione scaturiscono due criticità primarie:

  1. Forte concentrazione dell’offerta: oltre l’80% del mercato scolastico in Italia risulta nelle mani di quattro soli gruppi editoriali: Mondadori, Zanichelli, Sanoma e La Scuola. Un livello di concentrazione così accentuato restringe per forza di cose il perimetro della concorrenza sui prezzi.
  2. Il tetto agli sconti: la legislazione attuale impone una soglia massima del 15% di sconto sul prezzo di copertina. Una tutela introdotta a protezione delle librerie indipendenti e della rete di distribuzione fisica, ma che comprime la competitività commerciale e limita le opportunità di risparmio per gli acquirenti.

I rilievi dell’Antitrust evidenziano inoltre la mancata transizione tecnologica: a più di un decennio dal varo della riforma del 2012, il passaggio al digitale nell’editoria della scuola resta un traguardo incompiuto. Se da un lato oltre il 95% delle classi ricorre a formule ibride (carta più supporti digitali), dall’altro soltanto il 16% delle licenze digitali viene concretamente attivato dagli studenti.

Un’integrazione autentica e razionale produrrebbe benefici concreti:

  • Modularità e tutela dell’usato: progettare manuali modulari, con integrazioni fruibili ad esempio attraverso QR-code, eviterebbe di considerare superate edizioni intere per modifiche irrisorie, tutelando la circolazione e il riutilizzo dei testi usati da un anno all’altro.
  • Meno carico per gli studenti: l’adozione congiunta di moduli e supporti informatici permetterebbe di ridurre il peso delle cartelle, che in Italia finiscono per pesare perlomeno il doppio rispetto ai parametri del resto d’Europa.

L’effettiva attuazione degli impegni delineati nell’istruttoria dell’Antitrust costituisce dunque l’elemento risolutivo per modernizzare il comparto, stimolare un’autentica concorrenza e portare un sostegno reale ai bilanci delle famiglie.

A cura della redazione

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