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Nel 2050 più di quattro famiglie su dieci saranno senza figli

L’orizzonte demografico delineato dalle più recenti rilevazioni dell’Istat descrive un cambiamento profondo e strutturale nel tessuto relazionale del Paese, destinato a palesarsi ben prima del 2050. Non si tratta di una congettura astratta, bensì di un percorso già tracciato che porterà l’Italia a modificare l’assetto delle proprie comunità domestiche con ritmi serrati.

La prima tappa di questa trasformazione storica si concretizzerà tra soli dodici anni: nel 2038, all’interno del Nord Italia, le unioni coniugali e conviventi senza figli diventeranno più numerose di quelle con figli. Nel Centro il medesimo sorpasso si compirà nel 2044, mentre per osservare la stessa dinamica sull’intero territorio della penisola bisognerà giungere al 2047. Una traiettoria differente spetta al Mezzogiorno, area nella quale le coppie con prole continueranno a mantenere il primato quantitativo almeno fino al 2050, malgrado una sensibile contrazione del margine di vantaggio rispetto al presente.

Attualmente la configurazione nazionale vede ancora una prevalenza netta dei nuclei con prole: nel 2025 si conteggiavano circa 7,5 milioni di coppie con figli a fronte di 5,4 milioni di coppie prive di prole. Entro il 2050 le proiezioni indicano un’inversione di questo equilibrio, con 5,8 milioni di famiglie con figli superate da 5,9 milioni di nuclei senza figli. In questo quarto di secolo le prime diminuiranno del 22,3%, a fronte di una crescita dell’8,8% per le seconde, a testimonianza di una dinamica demografica rigorosa e inesorabile che va oltre la semplice preferenza individuale di non concepire bambini.

Nonostante la perdita progressiva di residenti, la quantità complessiva delle famiglie italiane è destinata a salire per un arco temporale prolungato: dai 26,7 milioni registrati nel 2025 si giungerà al picco di 27,9 milioni nel 2043, per poi assestarsi a 27,6 milioni nel 2050. Tale moltiplicazione di focolari si spiega con il progressivo assottigliamento della loro ampiezza, con una dimensione media che calerà dai 2,20 componenti del 2025 a 1,98 a metà secolo. La configurazione sociale si adatta a questa mutazione: si riscontrano meno fratelli e meno figli, mentre aumentano le persone anziane sole, le coppie stabili prive di altri conviventi e i nuclei formati da un unico individuo.

Tra le ragioni all’origine di questo assetto, l’Istat evidenzia la contrazione numerica delle coorti in età fertile, accompagnata dalla tendenza a posticipare sia la formazione del nucleo sia la procreazione. Una generazione anagraficamente meno cospicua dà origine, trent’anni più tardi, a una platea inferiore di potenziali genitori. Si produce in tal modo un processo cumulativo in cui scaglioni generazionali via via più ridotti originano un contingente sempre più limitato di nuclei con discendenti, evidenziando una criticità intrinseca all’architettura demografica nazionale.

Il mutamento di maggiore impatto quantitativo riguarda tuttavia le cosiddette famiglie unipersonali: dai circa 10 milioni rilevati nel 2025 si passerà a 11,6 milioni nel 2050, con un incremento del 16% che porterà la loro incidenza dal 37,5% al 42% della totalità dei nuclei. Ciò significa che oltre quattro famiglie su dieci saranno costituite da un singolo individuo, aggregando realtà assai eterogenee come il giovane adulto indipendente e la persona anziana rimasta priva di compagnia. Il progressivo invecchiamento della popolazione accentuerà il peso di quest’ultima categoria: gli over 65 che vivono soli aumenteranno da 4,6 a 6,6 milioni, rappresentando il 57% delle persone sole, mentre gli ultrasettantacinquenni soli saliranno a 4,7 milioni, con una crescita di 1,7 milioni rispetto a oggi. Tra questi ultimi ben 3,4 milioni saranno donne, a riprova della longevità femminile e dell’urgenza di approntare risposte assistenziali per una popolazione priva di reti conviventi, trasformando la solitudine in una questione economica, abitativa e sociosanitaria.

Un’ulteriore evoluzione coinvolge le famiglie monogenitoriali, che passeranno da circa 2,8 milioni nel 2025 a 3,3 milioni nel 2050, salendo dal 10,6% al 12% dell’intero panorama familiare. Sebbene le madri sole continuino a formare la maggioranza, crescerà la presenza paterna, la cui quota salirà dal 19,3% al 24,1% all’interno dei nuclei con un solo genitore, a dimostrazione del superamento definitivo della configurazione tradizionale quale modello esclusivo. Anche nel Mezzogiorno la trasformazione sarà incisiva: se oggi quasi un nucleo su tre include una coppia con prole, nel 2050 la quota si attesterà a poco più di un nucleo su cinque, con le coppie con figli al 22,4% e quelle senza al 20,4%, riducendo lo scarto a circa due punti percentuali rispetto ai quasi tredici odierni. Contestualmente, i nuclei unipersonali meridionali sfioreranno i quattro su dieci, laddove al Nord e al Centro supereranno già il 40%, con una numerosità media che nel Sud scenderà da 2,29 componenti attuali a circa due nel 2050.

I dodici anni che separano il presente dal traguardo del 2038 equivalgono al ciclo scolastico tra la scuola primaria e l’esame di maturità. Questo avvicendamento modificherà radicalmente le necessità abitative, i servizi di welfare, le scelte urbanistiche, il comparto occupazionale, le cure per la terza età e i consumi. La transizione non indica un venir meno del desiderio di genitorialità, ma fotografa un nucleo familiare sempre più ristretto, frammentato e caratterizzato da un’età avanzata, dove il sorpasso all’orizzonte cesserà ben presto di apparire eccezionale per tramutarsi in consuetudine. Per ulteriori approfondimenti è possibile consultare il documento ufficiale con le previsioni Istat sulle famiglie italiane.

A cura della redazione

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