J. K. Rowling

J. K. Rowling, quelle parole scritte tra un sonnellino e un sogno

C’erano quelle lettere semplici, J. K. Rowling, stampate in copertina, e dentro quella copertina si nascondeva un mondo che mi avrebbe cambiato la vita. Ma non è stato solo Harry a farmi sognare. È stata lei. Lei, una donna che un po’ mi somiglia.
Come me, ha i capelli ramati e come me, ha cresciuto un figlio da sola.
Mentre leggevo la sua storia, non potevo fare a meno di vedere riflessa anche la mia.

Joanne Rowling nasce in un piccolo paese inglese, ma la sua immaginazione non conosce confini. La sua infanzia è piena di libri, sogni, silenzi, e piccole luci accese fino a tardi. Scrive racconti già da bambina, e dentro di sé porta un desiderio grande quanto un castello: diventare una scrittrice.

Anni dopo, vive a Edimburgo con una bambina piccola, senza molti soldi, con una macchina da scrivere, tanti pensieri e una storia che preme per uscire. Nei caffè freddi e rumorosi, mentre la sua bimba dorme nel passeggino, lei scrive. E scrive. E sogna.

Ci sono immagini che non dimentico. Una di queste è Joanne, seduta in un angolo di caffetteria a Edimburgo, mentre scrive pagine di magia con la piccola Jessica addormentata nel passeggino accanto.
Non aveva molto. Aveva fogli sparsi, stanchezza negli occhi e una storia dentro che non poteva più aspettare.

Io quella scena la sento addosso.
Perché anch’io ci sono stata, in quelle mattine silenziose o nei pomeriggi di pioggia, a scrivere mentre mio figlio dormiva a pochi centimetri da me.

Scrivevo in fretta, con il cuore che correva e il tempo che scappava, con la speranza che lui dormisse dieci minuti in più. E quando lo faceva, io volavo.
Come lei, anche io stringevo forte il mio sogno, anche se il mondo intorno sembrava dire che c’erano cose più urgenti da fare.
Ma non c’è niente di più urgente che non lasciarsi andare, che credere in qualcosa di nostro, anche quando la vita sembra troppo pesante.

J. K. Rowling mi ha mostrato che si può scrivere anche quando si è esauste, che il talento trova spazio anche nel caos.
E io, con mio figlio nel passeggino e la testa piena di parole, l’ho capito sulla mia pelle.

Il giorno in cui “Harry Potter e la pietra filosofale” arriva nelle librerie, qualcosa cambia per sempre. Non solo per lei. Per milioni di persone.
Il suo maghetto con la cicatrice diventa un simbolo di coraggio, di amicizia, di resistenza. Ma per me, quella vittoria è il segno che i sogni si realizzano, anche se sei una mamma sola con i capelli arruffati e mille paure.
J. K. Rowling non ha solo scritto una saga. Ha aperto una porta. E io ci sono entrata.

Quando chiude il capitolo Harry Potter, Rowling non si ferma. Si reinventa, certo, ma non perde mai quel tono diretto, sincero, che arriva dritto alla pelle. Scrive romanzi nuovi, più duri, più maturi. Non ha paura di cambiare strada. E neanche di esporsi.

Non cerca di piacere a tutti, e questo lo sento profondamente.
Dice quello che pensa, anche quando sa che potrebbe far discutere.
Ed è proprio lì che mi ci rivedo: in quella scelta di restare fedele a sé stessa, anche se costa.

Anch’io, nel mio piccolo, ho provato a usare la voce quando tremava, a dire cose che magari non erano comode, ma erano vere.
E ogni volta che scrivo, mi ricordo di lei.
Non per imitarla, ma per ricordarmi che si può farcela senza tradirsi.

J. K. Rowling ha rivoluzionato la letteratura per ragazzi, ma ha fatto molto di più. Ha mostrato a tante donne – a tante mamme – che si può cadere e poi ricominciare. Che si può scrivere tra pannolini, bollette e silenzi.
Ha dimostrato che un mondo intero può nascere anche quando fuori tutto sembra andare in pezzi.

E così, ogni volta che apro un quaderno, non vedo solo me.
Vedo lei, con la penna in mano e la figlia accanto.
E anche se la mia storia è diversa, so che nasce dallo stesso bisogno: credere in qualcosa che nessuno può vedere, finché non lo scrivi.

A cura di Veronica Aceti Leggi anche:   ti va di avere paura insieme 

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