Ecografia ph Pexels

CPU Salerno, ecografia morfologica fissata mesi dopo il parto

Un grave paradosso gestionale della sanità pubblica ha coinvolto a Salerno un’insegnante di trentatré anni, alla sua prima gravidanza e giunta al sesto mese di gestazione. Rivoltasi all’Azienda Sanitaria Locale per eseguire un controllo fondamentale, la paziente ha ricevuto una prenotazione per gennaio del 2027, una data in cui il bambino sarà già nato da diverse settimane, azzerando completamente l’utilità clinica dell’accertamento richiesto.

La futura mamma aveva contattato il Centro Unico di Prenotazione per fissare l’ecografia morfologica prescritta dal ginecologo curante. Tale indagine diagnostica costituisce un passaggio indispensabile nel monitoraggio prenatale e va eseguita tassativamente tra la diciannovesima e la ventunesima settimana per studiare la corretta anatomia degli organi interni del feto e individuare tempestivamente eventuali malformazioni. Assegnare l’appuntamento a inizio 2027 rende nullo il valore medico del controllo, poiché l’efficacia preventiva dell’esame è vincolata in modo inderogabile alle finestre biologiche definite dai protocolli ostetrici.

Di fronte all’impossibilità di ottenere una calendarizzazione utile attraverso il servizio pubblico, la donna ha deciso di segnalare l’accaduto affidandosi all’Associazione Italia, organizzazione che si occupa della tutela di consumatori e cittadini. L’episodio è stato ricostruito da Francesco Marino a nome dell’ente, il quale ha ipotizzato una disattenzione materiale o un’anomalia telematica da parte dell’addetto del CUP. Nello specifico, la prestazione potrebbe essere stata registrata come una semplice ecografia dell’addome inserita nella lista ordinaria, ignorando sia lo stato di gravidanza avanzata sia la priorità clinica necessaria. La mancata presenza di filtri informatici automatici o controlli a campione evidenzia inoltre le vulnerabilità dei sistemi con cui vengono gestite le liste d’attesa.

Per non perdere i tempi utili per la salute del bambino, la gestante si è vista obbligata a effettuare l’accertamento presso un centro privato a proprie spese. Con il supporto legale dell’Associazione Italia, la paziente presenterà ora una formale richiesta di rimborso all’Asl di Salerno. Tale tutela è prevista dal Decreto Legislativo numero 124 del 1998 e dai Piani Nazionali di Governo delle Liste di Attesa, norme che stabiliscono che, se la sanità pubblica non garantisce le prestazioni entro i limiti stabiliti dalle priorità cliniche, il cittadino può ricorrere all’attività intramoenia o a strutture private convenzionate con oneri economici a carico dell’azienda sanitaria. Come ricordato da Francesco Marino, l’episodio rientra in una problematica nazionale legata alla reale esigibilità dei Livelli Essenziali di Assistenza, già testimoniata da recenti segnalazioni come quella all’Asl di Roma, dove un paziente di novantaquattro anni ha dovuto attendere nove mesi per una visita oculistica specialistica.

A cura della redazione

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