Uno studio svela le ragioni per cui molte ragazze accantonano i traguardi più ambiziosi prima ancora di mettersi alla prova
Il celebre aforisma “Se puoi sognarlo, puoi farlo” continua a fare da guida alle nuove generazioni, benché il cammino per convertire i desideri dell’infanzia in percorsi professionali effettivi rimanga costellato da stereotipi culturali e disuguaglianze di percezione. In occasione della Giornata Mondiale dei Sogni del 25 settembre, la compagnia aerea Vueling (parte del gruppo IAG) ha voluto approfondire l’argomento attraverso una rilevazione svolta su un campione di 1.000 giovani italiani di età compresa tra i 16 e i 20 anni. L’obiettivo della ricerca risiede nel comprendere l’evoluzione delle inclinazioni professionali nel passaggio all’età adulta e la misura in cui il genere influenzi ancora le prospettive future.
Il filo conduttore delle aspirazioni d’infanzia e la fedeltà ai primi desideri
Il legame con ciò che si desiderava da piccoli dimostra una notevole tenuta: più di un intervistato su due (55%) è fermamente intenzionato a raggiungere il traguardo infantile, con una distribuzione omogenea tra maschi e femmine. Nel quadro delle preferenze iniziali primeggia il mondo del calcio (11,5%), che riflette una polarizzazione quasi totale al maschile con il 97,5% tra i ragazzi contro appena il 2,5% delle bambine. Seguono la vocazione per la professione di medico (7,2%) e la scelta dell’insegnamento (5%). A fare da contorno vi sono i percorsi creativi con artisti, cantanti e registi, la passione per la scienza dalla biologia all’astronomia e i traguardi digitali con la figura dell’influencer. I ruoli tradizionali emergono con chiarezza: carriere come veterinario/a e insegnante sono state indicate come meta ideale quasi unicamente dalle bambine (80% per ciascun settore), percentuale che sale al 92,7% per la danza (ballerino/a).
Il fascino della cabina di pilotaggio e la barriera del “Dream Gap”
All’interno di questo mosaico, il mestiere del pilota d’aereo occupava i pensieri del 4,3% del campione da bambino, con una quota femminile ferma al 16%. Tuttavia, allargando lo sguardo oltre la prima infanzia, l’attrattiva del volo si rivela ben più vasta: 4 giovani su 10 (40%) ammettono di aver valutato, almeno una volta, questa carriera. L’interesse tocca direttamente anche l’universo femminile, dato che circa un’adolescente su tre ha preso in considerazione la cabina di pilotaggio. Questo dato si scontra duramente con la realtà operativa mondiale, dove solo il 5% dei piloti commerciali è donna. Tra le ragazze che hanno accantonato tale aspirazione, il 19,2% indica come fattore frenante primario la scarsa fiducia nelle proprie capacità o il timore dell’inaccessibilità del traguardo, a cui si aggiungono la severità e la lunghezza dei percorsi addestrativi e la percezione di un settore a forte trazione maschile. Si delinea così il fenomeno del “Dream Gap”, quel processo invisibile che porta le bambine, fin dall’infanzia, a sentirsi meno adatte o meno titolate a intraprendere determinati percorsi professionali.
La fiducia nel domani e le disparità nelle pari opportunità
La fiducia nel futuro resta comunque solida: l’86% dei giovani si dichiara convinto di poter coronare i propri progetti di vita, a fronte di un 14% di scettici frenati da contesti culturali sfavorevoli o condizioni economiche critiche. Le divergenze si acuiscono sul fronte delle pari opportunità: il 63% degli intervistati ritiene che donne e uomini abbiano pari condizioni di partenza, ma la percezione scende al 57% tra le ragazze rispetto al 68% riscontrato tra i ragazzi. Inoltre, quasi una giovane su quattro (23%) afferma chiaramente di sentirsi svantaggiata rispetto ai coetanei maschi, contro il 13% registrato tra questi ultimi. Tra i nodi che frenano le aspirazioni femminili pesano la mentalità che favorisce gli uomini in determinati comparti, le incertezze sulla conciliazione tra tempi di vita e lavoro, il gap retributivo e la percezione di dover fornire un rendimento costantemente superiore per ottenere pari riconoscimento.
L’indagine fotografa una generazione motivata, ricordando quanto il contesto sociale e l’accessibilità reale della formazione concorrano a trasformare i sogni in professioni. In vista della ricorrenza del 25 settembre, istituzioni e mondo del lavoro sono chiamati all’impegno di abbattere le gabbie di genere fin dalla scuola, garantendo a tutti i giovani gli strumenti necessari per volare verso i propri obiettivi senza corsie preferenziali o percorsi preclusi.
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