Festa dei nonni ph Press

La nanna con i nonni: consigli educativi e pratici

In occasione del 2 ottobre, data in cui si celebra la festa dei nonni, Chiara Baiguini – life & family coach, educatrice del sonno gentile e ideatrice dell’approccio C.A.R.E.®, prima in Italia ad aver applicato i profili sensoriali al riposo infantile – propone una riflessione approfondita sull’evoluzione del ruolo dei nonni nella società contemporanea. L’esperta esamina le ragioni per cui il sistema continui a fare affidamento su di loro e spiega perché il legame affettivo con i nipoti possegga un valore assai più profondo rispetto a una mera funzione di assistenza logistica, offrendo indicazioni concrete anche per la gestione della nanna.

Un tempo la crescita dei bambini vedeva la partecipazione attiva di un’intera comunità, un villaggio composto da vicini di casa, zii, fratelli maggiori e nonni. Nella quotidianità odierna quel modello comunitario è andato quasi del tutto scomparendo, in particolare all’interno degli appartamenti dei centri urbani, lasciando unicamente i nonni a presidiare quella rete di supporto. A confermarlo sono i numeri diffusi dall’Istat: all’incirca una famiglia su tre con minori al di sotto dei 15 anni conta sull’aiuto dei parenti per l’accudimento, e in nove circostanze su dieci tale contributo è garantito dai nonni. Sono loro ad accompagnare i piccoli all’asilo, a preparare il pranzo, a vigilare durante le giornate di febbre e a garantire la copertura durante le lunghe chiusure estive, costituendo una delle colonne portanti della cura infantile in Italia senza tuttavia ricevere un adeguato riconoscimento.

Come riscontra Chiara Baiguini nella sua pratica professionale al fianco di migliaia di nuclei alle prese con i problemi del sonno che inevitabilmente si riflettono sulla routine quotidiana, la società continua a trattare i nonni alla stregua di una risorsa inesauribile, gratuita e perennemente disponibile. Lo scenario attuale è tuttavia mutato per ragioni tangibili: nel nostro paese l’età media al primo parto sfiora i 32 anni, il dato più elevato dell’intera Europa, determinando un’entrata nella genitorialità più tardiva e, di riflesso, un innalzamento dell’età in cui si diventa nonni. Al contempo la soglia pensionistica è fissata a 67 anni, con un incremento di un ulteriore mese previsto a decorrere dal 2027, con il risultato che molti nonni sono ancora attivi sul posto di lavoro alla nascita di un nipote. Altri risiedono a distanza a causa della mobilità lavorativa dei figli, mentre altri scelgono legittimamente di ritagliarsi spazi per la propria vita tra viaggi, interessi personali e tempo per sé, secondo un’evoluzione culturale che merita rispetto. Ciononostante, la conciliazione tra impiego e famiglia continua a reggersi in larga misura sulla loro presenza. In altri contesti europei si assiste invece a un cambio di rotta: in Svezia, a partire dal luglio 2024, i genitori possono cedere quote del proprio congedo parentale retribuito ai nonni o a un’altra persona fidata, fino a 45 giorni a testa e fino a 90 giorni nei casi di genitore unico, riconoscendo il valore e la dignità del lavoro di cura, una forma di tutela che in Italia è ancora del tutto assente.

Accanto a tali dinamiche, si osserva un atteggiamento nuovo e costruttivo: sempre più nonni scelgono di informarsi, porre domande e approfondire le più recenti acquisizioni sullo sviluppo e sul sonno infantile, superando la convinzione dogmatica del «ai miei tempi si faceva così». Si tratta di figure che hanno cresciuto la propria prole affidandosi ai dettami dell’epoca, come «lascialo piangere» o «non tenerlo troppo in braccio che si vizia», e che oggi accettano di mettersi in discussione, compiendo un gesto d’amore profondo che merita di essere valorizzato. Ridurre i nonni a un mero aiuto operativo preclude la comprensione del loro dono più significativo: la relazione. A certificarlo è un’indagine condotta dall’Università di Oxford sotto la guida di Ann Buchanan su oltre 1.500 adolescenti tra gli 11 e i 16 anni in Inghilterra e Galles, secondo cui un maggiore coinvolgimento dei nonni corrisponde a una diminuzione delle difficoltà emotive e a una crescita dei comportamenti prosociali, in modo particolare nelle famiglie separate.

L’approccio C.A.R.E.® offre una lettura chiara di questo fenomeno attraverso il principio della co-regolazione, il meccanismo biologico ed emotivo mediante il quale i più piccoli armonizzano il proprio sistema nervoso su quello degli adulti affidabili. La presenza di un ulteriore punto di riferimento accresce il senso di protezione del bambino, trasmettendogli la consapevolezza che ogni persona cara ha una maniera unica di stargli accanto e che la sicurezza interiore non dipende dal controllo meticoloso di ogni particolare, bensì dalla profondità del legame. I nonni, grazie a ritmi più calmi, alle memorie familiari e al loro tempo, forniscono radici e una differente espressione d’affetto. Questo spiega anche una delle incertezze più comuni confessate dai genitori: «Con la nonna si addormenta in cinque minuti, con me è una battaglia di un’ora. Sono io che sbaglio?». Come chiarisce Chiara Baiguini, chi si occupa del bambino in maniera temporanea dispone di un patrimonio di calma e pazienza più fresco rispetto a un genitore impegnato giorno e notte, e il piccolo legge la distensione corporea affidandosi con maggiore facilità al riposo. Inoltre, le maggiori opposizioni con i genitori rappresentano paradossalmente il segnale di un attaccamento profondo: se con i nonni il bambino tende ad adattarsi, con papà e mamma si sente pienamente sicuro di poter manifestare l’intera stanchezza accumulata durante il giorno.

Per supportare i nonni che affiancano i nipoti nel momento della buonanotte, l’esperta ha formulato cinque indicazioni operative fondate sull’ascolto e sulla serenità relazionale.

  1. Evitare di replicare la routine dei genitori: non occorre applicare un protocollo rigido né imitare alla perfezione ogni singola abitudine materna o paterna; l’aspetto fondamentale è mostrarsi calmi, presenti e autentici, poiché i bambini posseggono la capacità di adattarsi a rituali differenti con figure diverse quando si sentono rassicurati.
  2. Portare con sé gli elementi di riferimento del piccolo: è utile mantenere oggetti familiari come il pupazzo preferito, il sacco nanna o una canzone conosciuta, poiché bastano due o tre riferimenti costanti per trasmettere al corpo la sicurezza necessaria ad abbandonarsi al sonno.
  3. Confrontarsi preventivamente sul profilo sensoriale C.A.R.E.®: conoscere le caratteristiche del bambino evita tentativi infruttuosi. Il ricercatore necessita di muoversi prima di rilassarsi. Il percettivo richiede ambienti poco illuminati e rumori ridotti al minimo. Il distratto maschera la stanchezza e richiede di essere anticipato. L’evitante ha bisogno di conoscere in anticipo ciò che accadrà durante la serata.
  4. Focalizzarsi sui segnali del bambino anziché sulle lancette: manifestazioni visibili come strofinarsi gli occhi, rallentare i movimenti corporei o mostrare uno sguardo assorto indicano la prontezza per il letto; è fondamentale non sopprimere il pisolino pomeridiano nell’illusione di favorire un addormentamento precoce, dato che «sonno chiama sonno».
  5. Costruire un’alleanza salda con i genitori: qualora emergano punti di vista educativi differenti, è necessario chiarirli durante le ore diurne e mai davanti al bambino, il quale riposa meglio quando percepisce intesa e coesione tra le figure adulte di riferimento.

Festeggiare i nonni il 2 ottobre è doveroso, ma includerli stabilmente all’interno delle politiche a supporto della famiglia e smettere di dare per scontata la loro disponibilità rappresenta una necessità fondamentale. Un villaggio non si improvvisa, ma si costruisce, si sostiene e si ringrazia quotidianamente.

A cura della redazione

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