In vista dell’avvio del nido a settembre, l’esperta del sonno infantile svela i comportamenti più diffusi da evitare per non compromettere la serenità del piccolo
Con settembre ormai vicino, per molte famiglie si avvicina anche l’inizio del nido, un momento rilevante e delicato nella crescita del bambino. All’entusiasmo per questa nuova esperienza si affiancano spesso alcune preoccupazioni, soprattutto quando si parla di sonno.
«Come farà ad addormentarsi senza di me?», «Dovrei abituarlo già da ora a dormire nel lettino?», «È il momento giusto per insegnargli ad addormentarsi da solo?». Sono interrogativi comuni tra mamme e papà, che durante agosto possono portare a una vera e propria corsa per preparare il bambino alla nanna al nido, una sorta di “bootcamp del sonno”.
Il sonno al nido segue dinamiche diverse
Per Chiara Baiguini, Life&Family Coach ed educatrice del sonno infantile, voler intervenire bruscamente sulle abitudini del bambino è uno degli errori più frequenti. «A settembre non entrerà al nido il bambino che hai davanti oggi. Entrerà un bambino più grande di un mese e, nei primi anni di vita, un mese rappresenta un’enorme evoluzione. Molte delle difficoltà che oggi sembrano insormontabili potrebbero non esserlo più».
Durante l’estate, quindi, non dovrebbe essere prioritario insegnare al bambino a dormire senza l’aiuto dell’adulto. Più utile è accompagnarlo con calma verso un cambiamento importante, lasciandogli il tempo di affrontarlo.
Una convinzione diffusa è che il bambino debba diventare autonomo nell’addormentamento prima di iniziare l’inserimento. Il riposo al nido, però, avviene in un contesto molto diverso da quello familiare.
Gli ambienti sono predisposti per favorire la nanna, gli orari tendono a essere regolari e i rituali vengono riproposti quotidianamente. Anche il gruppo può avere un ruolo positivo: vedere gli altri bambini rallentare e prepararsi al riposo può aiutare il singolo a lasciarsi coinvolgere dall’atmosfera.
È differente anche il carico emotivo con cui gli adulti affrontano il momento della nanna. «A casa il sonno è spesso carico di aspettative, stanchezza, sensi di colpa e paura di sbagliare. I bambini percepiscono questo carico emotivo. Le educatrici, invece, accompagnano il riposo con maggiore leggerezza e questo, molto spesso, facilita l’addormentamento».
Per questo può accadere che un bambino abituato a prendere sonno soltanto con la mamma riesca, dopo l’ambientamento, a dormire tranquillamente anche al nido.
I cambiamenti da evitare prima dell’inserimento
Nelle settimane che precedono l’inizio del nido, Chiara Baiguini suggerisce di non introdurre trasformazioni improvvise nelle abitudini del bambino.
Imporre l’addormentamento autonomo. Imparare a dormire da soli non è una procedura da completare in pochi giorni. Si tratta di una capacità che cresce quando il bambino si sente abbastanza sicuro. Accelerare il percorso può alimentare tensione e stress.
Modificare lettino o modalità di addormentamento. Al nido il bambino potrebbe riposare su una brandina, ma questo non rende necessario abituarlo immediatamente alla stessa soluzione anche in casa. Poiché i due ambienti non sono uguali, aggiungere un cambiamento proprio prima dell’inserimento può essere controproducente.
Alterare gli orari senza considerare i suoi bisogni. Non tutti i bambini devono adattarsi già in estate agli orari del nido. Alcuni si adeguano senza difficoltà, mentre altri possono stare meglio con una maggiore regolarità. Le esigenze personali sono decisive e non esiste una regola universale.
Portare con sé la sicurezza di casa
Se preparare il bambino non significa insegnargli forzatamente a dormire da solo, i genitori possono concentrarsi sul rendere trasportabile il senso di sicurezza che sperimenta tra le mura domestiche.
Tra i suggerimenti indicati ci sono:
- scegliere un oggetto del cuore, come una copertina o un peluche, da portare eventualmente al nido;
- semplificare la routine della nanna, conservando soltanto i gesti più rassicuranti e facilmente riproducibili;
- coinvolgere gradualmente il papà o altri caregiver nel momento dell’addormentamento;
- proporre durante il giorno piccoli giochi del “vado e torno”, utili a costruire fiducia nella separazione;
- visitare il nido prima dell’inserimento e condividere con le educatrici abitudini, oggetti rassicuranti e segnali del bambino.
Ogni bambino affronta le novità secondo modalità personali. Alcuni necessitano soprattutto di calma e di un ambiente con pochi stimoli, mentre altri trovano sicurezza nella prevedibilità e nelle routine. C’è chi libera la tensione muovendosi e chi, invece, non riesce facilmente a riconoscere quando è stanco.
«Osservare il proprio bambino, invece di applicare regole uguali per tutti, permette di accompagnarlo con strumenti davvero adatti ai suoi bisogni», sottolinea Baiguini.
Anche i genitori partecipano alla preparazione all’inserimento. È naturale provare ansia davanti all’inizio del nido, ma il bambino può cogliere il modo in cui l’adulto vive questo passaggio. Mostrare fiducia nelle educatrici e nella nuova esperienza può diventare un sostegno fondamentale.
«L’obiettivo di agosto non è arrivare a settembre con un bambino che dorme perfettamente da solo. È arrivarci con un bambino – e con un genitore – che affrontano insieme questo cambiamento sentendosi accompagnati, sicuri e fiduciosi. Il resto arriverà, con i suoi tempi».
Per conoscere meglio il lavoro di Chiara Baiguini è possibile consultare il sito ufficiale, il profilo Instagram e il canale YouTube.
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