Monte Fuji ph Unsplash

Giappone: abbandona il figlio sul Monte Fuji per salire in cima

Un episodio sconcertante verificatosi in Giappone ha scosso profondamente l’opinione pubblica, riaccendendo il dibattito sui temi della sicurezza e della responsabilità durante le escursioni in alta montagna. Un uomo di quarantotto anni, residente a Nagoya, ha lasciato da solo il proprio figlio di sette anni a oltre duemila metri di altitudine lungo i sentieri del Monte Fuji, facendolo accomodare su una panchina all’esterno pur di non rinunciare a raggiungere la cima del vulcano insieme al figlio primogenito.

Il fatto si è verificato nelle prime ore del mattino lungo il sentiero Fujinomiya, uno dei quattro percorsi principali che portano alla cima della vetta più elevata del Paese, a 3.776 metri di quota. Il genitore era partito all’alba in compagnia dei due figli, rispettivamente di sette e circa tredici anni, con il chiaro obiettivo di portare a termine l’intera ascesa.

Giunti all’altezza della sesta stazione, a circa 2.400 metri di altitudine sul livello del mare, il bambino più piccolo ha manifestato un forte affaticamento e l’impossibilità fisica di proseguire la ripida camminata. Di fronte all’interruzione del cammino, il padre ha preso una decisione che ha suscitato profondo sdegno: ha fatto sedere il bambino su una panchina all’aperto, gli ha consegnato una bevanda analcolica e qualche snack, lasciandolo senza denaro con l’ordine di attendere sul posto il loro ritorno, per poi rimettersi in marcia verso la cima per raggiungere il primogenito che nel frattempo si trovava in testa al gruppo.

Il piano dell’escursionista prevedeva una sosta prolungata di almeno otto ore complessive tra l’ascesa finale e la discesa. Il piccolo è rimasto solo all’addiaccio in condizioni meteorologiche proibitive, caratterizzate da pioggia, fitta nebbia e temperature rigide tipiche dell’ambiente alpino. A notare la presenza insolita del minore, intirizzito dal freddo e disorientato, sono stati gli operatori del presidio della stazione montana, i quali hanno subito accolto il bambino all’interno del rifugio e avvisato le autorità competenti della prefettura di Shizuoka.

La polizia locale ha preso in custodia protettiva il piccolo e ha avviato le ricerche per localizzare il genitore lungo il tracciato. Gli agenti sono riusciti a mettersi in contatto con l’uomo quando si trovava già all’ottava stazione, a circa tre ore di faticosa marcia dal punto in cui aveva abbandonato il figlio, intimandogli telefonicamente e tramite il personale presente in quota di interrompere immediatamente la salita e ridiscendere per recuperare il minore.

Una volta ricongiunto alla famiglia presso la stazione di polizia, l’uomo è stato duramente redarguito dalle forze dell’ordine, che hanno sottolineato con fermezza come abbandonare un minore in un contesto impervio e potenzialmente letale come un vulcano d’alta quota sia una condotta inaccettabile, a prescindere dal rammarico per la mancata scalata della vetta. Davanti ai richiami, il padre ha espresso profondo pentimento, porgendo formali scuse e definendo la propria scelta un gesto avventato e irresponsabile.

La vicenda evidenzia i pericoli reali del Monte Fuji, vulcano attivo riconosciuto patrimonio mondiale UNESCO dal 2013, che richiama oltre duecentomila visitatori a ogni stagione estiva. Nonostante la popolarità dei tracciati, la montagna è soggetta a repentini cambi climatici, rarefazione dell’ossigeno, maltempo improvviso e un elevato rischio di ipotermia, elementi che impongono una pianificazione scrupolosa, equipaggiamento adeguato e il totale rispetto delle condizioni fisiche di ogni partecipante.

A cura della redazione

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