Quella che sembrava la tragica storia di una bambina orfana si è trasformata in un’inchiesta giudiziaria per sostituzione di persona
Una vicenda sconcertante, che richiama da vicino le atmosfere di un film thriller e il celebre caso internazionale di Natalia Grace, ha avuto luogo nello Stato di Santa Catarina, nel sud del Brasile. Per oltre quattordici mesi, una coppia residente a Joinville ha accolto nella propria casa quella che riteneva essere una bambina indifesa di dodici anni, circondandola di affetto, cure e sostegno. Le indagini della Polizia Civile hanno però portato alla luce una verità sconvolgente: la presunta ragazzina era in realtà Amanda Maria Souza de Oliveira, una donna di 38 anni con un lungo passato da truffatrice seriale e specializzata nell’uso di false identità.
La messinscena infantile e l’accoglienza a Joinville
Il raggiro è iniziato quando la donna è entrata in contatto con una comunità evangelica frequentata dalla coppia. All’inizio si presentava con lo pseudonimo di “Gabrielle”, dichiarandosi maggiorenne ma in condizioni di estrema indigenza economica e problemi di salute. Poco dopo aver guadagnato la commiserazione e la fiducia dei due coniugi, ha mutato radicalmente la propria versione, sostenendo di avere soltanto undici anni. Per giustificare una fisionomia non del tutto compatibile con l’età dichiarata, ha raccontato una drammatica storia di abusi familiari subiti nello Stato del Pará, dichiarando di essere autistica e di essere stata costretta dal padre ad assumere ormoni che ne avevano compromesso lo sviluppo corporeo.
Mosso da spirito di protezione e carità, il nucleo familiare ha scelto di accoglierla come una figlia a tutti gli effetti. La donna di 38 anni ha portato avanti una recita meticolosa: parlava con una voce infantile, utilizzava quotidianamente ciucci e biberon, realizzava disegni tipici dei bambini e si atteggiava a minore vulnerabile. I genitori adottivi hanno provveduto a ogni sua esigenza, arredando per lei una stanza a tema piena di giocattoli, vestiti e suppellettili per bambini, facendosi carico di costose spese mediche e organizzando persino una grande festa per celebrare il suo presunto dodicesimo compleanno.
I sotterfugi per eludere i controlli e i sospetti della zia
Uno degli elementi più complessi della truffa ha riguardato la completa mancanza di documenti di riconoscimento. Amanda Maria Souza de Oliveira ha manipolato la famiglia per evitare sia le pratiche burocratiche per l’adozione legale, sia l’iscrizione a scuola, sostenendo che qualunque registrazione presso uffici pubblici o istituti scolastici avrebbe consentito al suo presunto aggressore di trovarla e colpirla nuovamente. Facendo leva sulla paura e sull’istinto protettivo della coppia, la donna è riuscita a vivere per oltre un anno totalmente al di fuori dei radar delle autorità e dei servizi sociali.
La messinscena ha iniziato a vacillare durante le visite occasionali di una zia acquisita. Insospettita da alcuni tratti fisici, da anomalie comportamentali e da reazioni poco compatibili con una reale dodicenne, la parente ha svolto ricerche autonome su internet. Tramite i motori di ricerca ha trovato un articolo di cronaca del 2023 relativo a una vicenda simile accaduta a Nova Iguaçu, nello Stato di Rio de Janeiro. Riconoscendo “Gabrielle” dalle immagini, la famiglia ha presentato denuncia alle forze dell’ordine, consentendo l’intervento immediato della polizia.
La confessione alla Polizia Civile, i precedenti e le imputazioni legali
Interrogata dagli agenti della Polizia Civile, la donna ha ammesso l’inganno, svelando le sue reali generalità e la sua provenienza dallo Stato del Ceará, mentre gli accertamenti medici e anagrafici hanno certificato la sua reale età di 38 anni. Gli investigatori hanno scoperto che l’episodio di Joinville era solo l’ultimo di una serie di raggiri reiterati: fin dalla fine degli anni Duemila, e con maggiore intensità a partire dal 2018, la truffatrice aveva agito con modalità analoghe in diversi Stati brasiliani, tra cui Goiás, Paraná, Minas Gerais, Rio de Janeiro e Ceará. Nel tempo aveva utilizzato vari pseudonimi, come “Beatriz”, “Ana Clara” e “Maria Eduarda”, facendo sempre leva su finte violenze, disabilità mai diagnosticate e stati di abbandono per farsi mantenere e ottenere alloggio e risorse a spese di istituzioni religiose e famiglie caritatevoli.
La Procura ha formalizzato le accuse contro Amanda Maria Souza de Oliveira per i reati di sostituzione di persona (falsità ideologica) e truffa aggravata. Il pubblico ministero ha rimarcato come la donna abbia allestito una complessa macchinazione basata sulla manipolazione emotiva e psicologica di persone in buona fede per ottenere vantaggi personali e mantenimento, suscitando forte sgomento nell’opinione pubblica brasiliana e lasciando i genitori affidatari profondamente segnati dal tradimento dell’affetto donato per oltre un anno.
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